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domenica, maggio 22, 2011

SI PUO’ NASCERE 'ALL’INFERNO' SU QUESTA TERRA E NON ODIARE? MARIO HA DETTO SI !!

Oristano 22 Maggio 2011

Cari amici,

oggi voglio portare ala Vostra attenzione una libro uscito di recente e che mi ha molto commosso.

E’ un libro che sta ottenendo un successo importante soprattutto tra i giovani. L’autore è un sardo oggi non più giovane (ha 77 anni), che in un linguaggio non dotto, anzi elementare, da autodidatta, racconta in modo crudo, tagliente, come uno scalpello che incide l’aspra roccia, le sue terribili esperienze di bambino abbandonato, di bambino cresciuto troppo in fretta. Sono i ricordi di una solitudine infantile causata dell’abbandono genitoriale, a soli 11 anni, privato da affetti e cure parentali normalmente dovute anche alle specie animali. Il bambino è costretto a vagare, con la paura e l’ansia che possiamo immaginarci, in cerca di cibo e protezione come una povera bestia nella foresta. E’ forte, coraggioso e lotta con tutte le sue forze, non si arrende all’avverso destino.

Il libro, stampato dalla casa editrice Salani, è uno straordinario spaccato della dura vita condotta nella Sardegna della prima metà del ‘900 e porta per titolo “ NATO ALL’INFERNO”
L’autore è Mario Gregu, gallurese di Luogosanto, che riporta il suo “…diario di una infanzia randagia consumata fra gli stazzi di Tempio Pausania e Aggius dell'immediato dopoguerra, quando Olbia si chiamava Terranoa, in campagna giravano i briganti e i pascoli regolati si chiamavano cussorgie. Una vita vissuta a piedi scalzi, in cerca di un riparo dalle intemperie e dagli uomini ostili come il padre, che morta la madre di malaria l'affidò al suo destino feroce quando aveva undici anni…”, come scrive Mauro Lissia, giornalista della Nuova Sardegna.
Titolo davvero appropriato per un libro che, se non riportasse una storia vera, reale, parrebbe più un romanzo inventato, scritto per i ragazzi che affrontano l’adolescenza. E’ un libro straordinario che ti cattura, che ti da la dimensione della forza dell’essere umano, della sua incalcolabile capacità di affrontare le avversità senza timore, ed allo stesso tempo di farlo senza perdere la reale dimensione dei sentimenti umani veri e positivi. Mario, a differenza del protagonista di “Padre Padrone” di Gavino Ledda, stranamente non odia gli essere umani a lui ostili, nonostante portino il suo stesso sangue, non odia quel padre che lo tratta come una bestia da macello e lo getta via come un peso. Mario resta un soggetto ‘positivo’ che, pur crudamente provato dalle asprezze della vita, continua a mantenere sentimenti di fede e amore verso gli altri, verso quei pochi ‘altri’ che in qualche modo si sono occupati di lui, gli hanno regalato un pezzo di pane o un sorriso.
Credo che questo libro possa insegnare molto ai giovani di oggi, oltre che far riflettere noi genitori. Credo possa contribuire a ricreare nelle nuove generazioni quella grinta oggi mancante; quello spirito “nuovo”, capace di dare ad ognuno la capacità di lottare, senza timore, contro le odierne “asprezze della vita”, diverse da ieri ma altrettanto dure da vincere. Queste difficoltà di oggi, queste nuove ‘prove da superare’ le conosciamo bene! Sono tante a partire dall’individualismo sempre più forte, che ci allontana dai valori fondamentali quali l’amicizia, la disponibilità verso gli altri, l’altruismo e la solidarietà; la capacità di avere fiducia in un futuro che li vedrà protagonisti e che ‘Loro’ debbono essere in grado di plasmare e dominare, lottando con le unghie con i denti.

Mario, pur abbandonato, lasciato solo ancora bambino a 11 anni, questo coraggio lo ha avuto. Stringendo i denti non si è perso d’animo, non ha pianto e odiato chi lo aveva gettato via come un ‘peso’, come un inutile fardello, ma ha lottato, reagito, senza mai arrendersi. Ha capito che la vita andava conquistata giorno per giorno, godendo anche di un minimo piacere come un sorriso, un gesto gentile o un piatto di minestra capace di calmare non solo la fame fisica, quella del corpo, ma soprattutto quella del suo spirito, mancante di protezione e di serenità interiore.
Mario è un bambino che pur avendo conosciuto l’inferno su questa terra non ne è uscito vinto. Bruciato si, dal fuoco infernale dell’indifferenza e dell’abbandono, ma plasmato in modo positivo: forgiato, fortificato, come il metallo che esce dalla fucina temprato, reso più robusto e resistente.

Leggiamolo tutti con attenzione questo libro che ripropone a tutti noi la “speranza”. Speranza che se ieri era necessaria in un mondo devastato e coperto dalle macerie della guerra, appare oggi ancora più necessaria, in un mondo certo ‘diverso’, nuovo, globalizzato, ma incapace di raccogliere le necessarie esigenze dei giovani.

Voglio chiudere questo mio invito con una piccolo frammento delle memorie di Mario, tratte dal suo libro. Eccolo.
“…Ero gestito peggio di una bestia e, se non bastasse, se giungeva voce che le capre sconfinavano in proprietà altrui, Birìu mi massacrava di botte. Così trascorsi il mio dodicesimo e tredicesimo anno di età. Dopo questo periodo il padrone decise di non allevare più capre e di conseguenza non aveva più necessità del servo. Premesso che io in questi due anni non ho mai visto mio padre, un giorno sentii Birìu parlare con la moglie e le diceva. ‘adesso chissà cosa pretendono di paga per due anni del ragazzo!’. Cosi Birìu si fece venire una bella idea, andò a cercare mio padre e gli disse: ‘ Giovanni tuo figlio ci ha rubato’ (non ho mai saputo cosa), mio padre gli credette ciecamente e cosi venne da me, mi prese a calci, mi sputò in faccia e se ne andò. Allora Birìu gli chiese: ‘ Ma Giovanni il ragazzo non ve lo portate?’ Papà rispose: ‘No’. Allora Birìu disse: ‘ Neanche io lo voglio, cosa ne debbo fare?’ Papà rispose: ‘Ammazzatelo e datelo ai porci!’…”
Credo che non ci siano commenti da scrivere: bastano quelli che ciascuno di noi matura dentro di se.
Vi ringrazio della sempre gradita attenzione.
Mario.

lunedì, maggio 02, 2011

LA SARDEGNA E GLI U.S.A.: UN AMORE CHE PARTE DA LONTANO.







Oristano 2 Maggio 2011



Cari amici,


che agli americani la Sardegna sia sempre piaciuta è, sicuramente, un fatto noto a tutti. Non pochi americani vengono da turisti nella nostra isola e non pochi altri l’hanno abitata per molti anni, quando a La Maddalena vi era una loro importantissima base. Vi dirò di più. L’interesse degli Stati Uniti per la nostra isola ha, radici ancora più lontane.
Finita la guerra nel 1945, quando si stipularono i patti cosi detti “di riparazione” con i vincitori, l’Italia era uno Stato che con altri aveva perso la guerra, quindi doveva “pagare” per ripagare l’alto costo della guerra. Tra le ipotesi che circolarono riservatamente, una, pur mai ammessa o ufficializzata, fu quella di cedere la Sardegna agli U.S.A., che sarebbe diventata cosi un nuovo Stato dell’Unione
Certamente l’ipotesi, pur sempre smentita, non era cosi campata in aria.

La Sardegna, al centro del Mediterraneo, costituiva un punto strategico unico, da cui gli Stati Uniti avrebbero potuto sorvegliare tutta l’Europa ed essere pronti e vigili a rintuzzare le eventuali mire espansionistiche dell’Unione Sovietica. A rafforzare ulteriormente questa ipotesi c’è la non casuale attenzione che gli Stati Uniti dedicarono all’Europa con il famoso piano Marshall, aiuto considerevole, che doveva aiutare la ricostruzione dei Paesi dissanguati dalla guerra e che vide l’Italia beneficiaria di non poche risorse, frenando le eventuali mire sovietiche.
Successivamente, non realizzato il sogno americano di una base/stato al centro del Mediterraneo, la diplomazia d’oltre oceano riuscì, comunque ad avere, formalmente in affitto, la grande base sarda dell’isola della Maddalena, servitù che durò non pochi anni e che, guarda caso, si ripresenta ancora oggi con ipotesi di ripristino.
Ho fatto questa premessa per introdurre l’argomento di cui sto per parlarvi e che vede proprio una grande manager americana abbandonare il dorato mondo del business per farsi adottare in tutto e per tutto dal nostro antico ed arcaico mondo isolano.
Ecco la storia.
Karen Wheelhouse, americana delle stato dell’Arizona, è una quarantenne in carriera. Ha lavorato a Washington, Portland, San Francisco, Denver e successivamente in Europa, come manager di Cisco systems e Manpower. La vita del manager, lo sappiamo è senza orari anche se si tratta di un soggetto di sesso femminile. Karen, però, è tosta e pur lavorando anche quattordici ore al giorno resiste e combatte alla pari con gli altri colleghi uomini. Un bel giorno, però, complice un viaggio a Roma, incontra al Colosseo un agente penitenziario sardo, al quale chiede informazioni. Lui che, con l’uniforme della polizia penitenziaria, monta a cavallo durante una festa del Corpo, è un giovane aitante, forse Le sorride, forse, chissà per quale misterioso meccanismo, riesce a stregarla. Fanno amicizia, escono insieme, nasce una rapida e coinvolgente storia d’amore.
Karen è inebriata dalla nuova vita, inizia a vedere meglio il suo lavoro ed inizia a pensare che, forse, è arrivato il momento di dire basta, di desiderare un’altra vita. I giorni di vacanza passano in fretta. Karen riparte da Roma con destinazione Il Cairo e Gerusalemme, mentre lui, sardo, finita la festa del Corpo, torna al suo servizio in Sardegna. Non si perdono di vista, però; l’uomo sardo è ormai entrato prepotentemente nel cuore di Karen che, pur non conoscendo l’italiano gli scrive, in uno strano italiano, tradotto dall’americano, che vuole continuare a rivederlo. Tante le E mail scambiate, che volano dall’America ad Arbus, nella Colonia Penale di Is Arenas, dove Carlo, l’uomo che l’ha stregata, presta servizio.
L’amore non conosce ostacoli. Karen molla tutto lascia un mondo globalizzato, fatto di lavoro e di guadagni stratosferici per noi sardi, per raggiungere il suo amore sardo. Lascia un lavoro che Le fa guadagnare oltre duecentomila euro l’anno, per trasformarsi in una semplice casalinga, per provare a riappropriarsi del tempo e dello spazio, per assaporare il lento scorrere delle ore, fotografando i paesaggi, i tramonti, il mare e le dune di sabbia. Karen, però non perde la sua formazione manageriale che è dentro di Lei, che, ormai, ha modificato il suo DNA.
In poco tempo, come se la cosa la riguardasse come Manager, fa una impietosa radiografia della Sardegna. Come in un grande libro mastro mette da una parte i valori, i grandi valori che possediamo, e dall’altra le nostre negatività, tutto quello che impedisce un saggio utilizzo delle nostre risorse. Karen si rende conto che potremo vivere da ricchi ed, invece, continuiamo a fare vita grama, con redditi di sopravvivenza. Lei se potesse...capovolgerebbe la situazione! Il nostro potenziale turistico è immenso perché non farlo decollare?
Di recente l’ha intervistata Paolo Paolini de L’Unione Sarda. Al giornalista ha detto che i sardi non si sanno pubblicizzare, che non riescono ad avere quella mentalità commerciale che consente di vendere al meglio le proprie risorse.
La Sardegna, dice Karen al giornalista è un’isola meravigliosa, dove terra, mare trasparente, acqua e aria limpide, sole per molti mesi all’anno, fanno un patrimonio di grande valore. I sardi, però , hanno molti difetti continua Karen. Quali?, chiede il giornalista.
“I difetti dei sardi? Non lavorano assieme. È difficile trovare qualcuno che parli inglese e questo è un grande limite per il turismo. Come puoi trasmettere certe emozioni a chi viene in vacanza se non le sai comunicare nella sua lingua? Spiegare a uno straniero che gli asparagi selvatici sono buonissimi, soprattutto con la pizza, è impossibile se non lo sai dire con proprietà di linguaggio. Un altro esempio? Nessuno vende ghiaccio. Eppure se vai al mare ne hai bisogno, ma quando l'ho cercato nei negozi mi hanno guardato come se fossi pazza». Il giornalista allora Le domanda: Un suggerimento? Karen cosi risponde
«Attirare i turisti americani e canadesi da ottobre a dicembre: per loro luglio e agosto sono mesi bollenti. Li devi accompagnare a raccogliere funghi, a vedere le bellezze che non troverebbero da altre parti. I sardi rinunciano in partenza, convinti - sbagliando - che queste rarità non interessino nessuno».
Karen, da buona manager, non è pentita della sua scelta. Sa che ci vorrà del tempo ma il futuro potrà, davvero, dare alla Sardegna il ruolo che merita nel comparto turistico mondiale.
La Sardegna c’è, con un patrimonio di cui, forse, ancora non siamo consci e di cui non sappiamo il vero grandissimo valore. Sono i Sardi che, purtroppo, per mille ragioni, non ci sono, perché non conoscono ancora il vero valore della loro terra.
Persone come Katia, forse, possono aiutarci a cambiare.

Grazie dell'aqttenzione!

Mario