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martedì, aprile 24, 2012

IL NOSTRO PIANETA TERRA? PER MILLENNI TERRA DI NESSUNO. SALVIAMOLO, PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI!


Oristano 24 Aprile 2012

Cari amici,

domenica scorsa 22 Aprile si è celebrata in tutto il mondo la “Giornata della Terra”, nota in tutto il mondo come “l'Earth Day”. Molti si chiederanno cosa si celebra in questa giornata dedicata alla salute del nostro pianeta, per secoli e addirittura per millenni utilizzato con incoscienza, come se le sue risorse fossero inesauribili.

“Mobilitiamo il Pianeta”, questo l'obiettivo della Giornata Mondiale della Terra che quest’anno festeggia il suo 42° compleanno. Nato in America come movimento universitario, l'Earth Day è divenuto un avvenimento educativo ed informativo sulle tematiche ambientali, al fine di sensibilizzare le popolazioni alla salvaguardia delle risorse del Pianeta. L’evento Earth Day nel 1970, dietro la spinta del movimento universitario americano, si mise in moto coinvolgendo oltre 20 milioni di cittadini che, chiamati a raccolta dal senatore democratico Gaylord Nelson, diedero vita ad una storica manifestazione, tesa a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla scarsa salute del nostro pianeta. Negli anni successivi (quest’anno si festeggia il 42°) l’effetto di quella prima manifestazione fu straordinario: un numero crescente di persone, in tutto il mondo, ha sposato quell’idea iniziale, nata per favorire la diminuzione dell’inquinamento e migliorare la salute, sempre più precaria, di una terra costantemente aggredita e violentata.

Quest’anno la Giornata Mondiale della Terra, è stata celebrata da un miliardo di persone, sparse in 175 Paesi del mondo, con l’intento di continuare a sensibilizzare la popolazione mondiale sulla pericolosa crisi ambientale e promuovere ulteriormente la difesa del nostro Pianeta. Dall’Islanda al Pakistan, dagli Stati Uniti a Bali, sono stati organizzati numerosi eventi, volti a promuovere la sostenibilità ambientale e la tutela di un Pianeta sempre più malato.

In Italia i promotori della “Giornata Mondiale della Terra 2012”, chiederanno al Governo Italiano, e con “l’Earth Day Network” a tutti i governi del Mondo, di promuovere senza indugio le energie rinnovabili, di investire nel rendimento energetico e di abbandonare le combustibili 'sporche'. Inoltre alla Conferenza delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile, che si terrà a Rio de Janeiro il prossimo giugno, verrà rivolto un forte appello ai leader mondiali di “smettere di ritardare ancora” la messa in atto delle azioni di salvaguardia del Pianeta e di cominciare “seriamente” a proteggerlo sul serio. Certe decisioni, è stato ribadito, sono assolutamente prioritarie: non si può ulteriormente attendere oltre, perché il futuro della Terra è pericolosamente in gioco. Non solo i Governi, però, debbono mettere in atto soluzioni e correttivi. Fondamentale, al fine di cambiare rotta, oltre che necessario, è anche l'impegno dei singoli nella loro quotidianità. E’ l’azione articolata e congiunta di Stati e individui che porterà alla salvezza del nostro pianeta, partendo anche dalle azioni più elementari, che all’apparenza possono a volte sembrare banali. Cerco di spiegarmi.

Se ognuno dei componenti quel miliardo di persone che quest’anno ha preso parte all’Earth Day 2012 avesse messo in atto un piccolo gesto individuale per il miglioramento cercato, il risultato sarebbe stato straordinario. Pensate ad un miliardo di “azioni verdi” realizzate, come cambiare le vecchie lampadine o semplicemente abbandonare la plastica utilizzando gli shopper di tela, quale poderoso risultato avrebbero ottenuto! Sarebbe stato un modo per creare un’inversione di tendenza.

Certo lo sforzo maggiore lo dovranno fare i Governi degli Stati. Promuovere le energie rinnovabili è il compito primario. Molto in tal senso è già stato fatto visto che, si calcola, i due terzi delle imprese mondiali hanno aumentato gli investimenti in sostenibilità negli ultimi tre anni. Ma per invertire la rotta serve una mobilitazione mondiale ancora più incisiva. Oltre alle catastrofi climatiche, di cui anche in Italia si sono visti i danni nell'ultimo anno, nel mondo ancora un miliardo e mezzo di persone vive senza elettricità e un altro miliardo non ha accesso all'acqua potabile.

Se vogliamo, davvero, salvare il mondo, se vogliamo che anche i nostri figli e le successive generazioni possano ancora godere delle bellezze e delle grandiosità di questo mondo, se vogliamo considerare questa “nostra terra” come un bene prezioso da lasciare in “eredità” ai nostri figli, allora nessuno può tirarsi indietro. Pensiamoci seriamente tutti, cari amici: IL FUTURO E’ ADESSO!

Grazie a tutti dell’attenzione.

Mario

mercoledì, aprile 11, 2012

LIONS, ROTARY E SOROPTIMIST: “INSIEME” PER DARE MAGGIOR DECORO ALLA CITTA’. UNA “INIZIATIVA COMUNE”: UN CONCORSO A PREMI DENOMINATO “CASE FIORITE”.

Oristano 11 Aprile 2012

Care amiche ed amici del mio Blog,

se seguite abitualmente questo blog avrete certamente notato che sono "rotariano", appartengo, quindi ad un club Rotary, precisamente quello di Oristano. Seguo anche, quale responsabile della "Comunicazione" il blog del club (www.rotary-club-oristano.blogspot.com). Su questo "giornale del club" ho fatto, anche di recente, numerose riflessioni che sostenevano l’importanza del “lavoro di squadra” nell'espletamento dei vari “Service”.

In queste riflessioni ho fortemente sostenuto che il nostro territorio, in particolare la nostra città, potrebbe ricavarne maggiore utilità se – mettendo insieme i nostri sforzi – potessimo avviare a soluzione “progetti comuni”, studiati e portati avanti, congiuntamente, dai tre club di servizio operanti in città: Lions, Rotary e Soroptimist.

Sono sempre stato convinto della veridicità di un antico proverbio che recita: “chi semina bene, meglio raccoglie”; ebbene siamo giunti ora alle prime ipotesi di “operare insieme”, ancorché ancora in fase sperimentale: parte il primo progetto che coinvolge i tre club di servizio, destinato al miglioramento del decoro della nostra città, e che si realizza attraverso un concorso cittadino che ha per titolo “CASE FIORITE”.

L’occasione di mettere a punto questo progetto è stata la riunione in “Interclub” del 31 Marzo scorso, organizzata dal club Soroptimist e svoltasi “Da Giovanni” a Torregrande; l’incontro ha visto riunita una bella e numerosa compagine di soci e socie dei tre club, come potete vedere dalle foto a corredo di questo articolo. Ospite della serata la responsabile dei “Volontari Ospedalieri”, Vanna Piscedda, che ha messo in evidenza la grande necessità dei servizi di volontariato anche nella nostra città; la successiva discussione si è allargata, poi, anche all’esame dei nostri “service”, visti anche nell’ottica della possibile collaborazione tra club. E’, questo ipotizzato “connubio”, anche se avversato da alcuni vecchi soci nostalgici del “dorato isolamento”, da considerarsi una “via nuova”, innovativa rispetto al passato, in grado di raggiungere risultati ben più consistenti e pregnanti di quelli di ogni singolo club.

La città potrebbe cosi non solo avvantaggiarsi di un progetto più corposo, fatto insieme, ma anche conoscere meglio ed apprezzare le nostre strutture operative, a molti oristanesi ancora sconosciute.

Ad essere sinceri in passato (alcuni anni fa) ci fu qualche timido avvio di progetto comune tra i tre club, quello del restauro di un affresco nella Chiesa del Monastero di S. Chiara, ma credo che quell’intervento debba considerarsi solo “una tantum”, un “fuori sacco” senza ipotesi di collaborazione continua o ripetuta. Credo, invece, che il nuovo progetto “Case Fiorite” possa diventare il primo di una lunga serie, capace di realizzare due importanti obiettivi: dare un servizio migliore alla città ed allo stesso tempo consentire una maggiore conoscenza delle tre Associazioni di servizio.

Sono certo che la città apprezzerà i nostri comuni sforzi per renderla più bella ed accogliente. Il progetto è già in corso d’opera e, come potrete leggere nel manifesto allegato, le iscrizioni di partecipazione sono già aperte. Sono certo che pubblicizzeremo al massimo questo progetto e che in tanti vi parteciperanno. Ciascuno di noi potrà farsi promotore di sollecitare ampie adesioni.

Allego, in chiusura, il regolamento di partecipazione.

Prima di chiudere ho un’altra importante notizia di darvi: il tema con il “LOGO” del prossimo 55° Congresso Distrettuale. Eccolo. Spero che i rotariani del club partecipino numerosi.

Invito tutti i miei lettori di Oristano, se ne hanno la possibilità, di partecipare con entusiasmo al concorso bandito.

Ciao a tutti e…grazie dell’attenzione!

Mario

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REGOLAMENTO DEL CONCORSO

“CASE FIORITE”

27 APRILE - 3 GIUGNO 2012

FINALITA’

1. La finalità del concorso è di migliorare il decoro dello spazio comune cittadino.

2. l concorso è riservato ai residenti del Comune di Oristano (Oristano città, frazioni e borgate) che vogliano partecipare con i propri davanzali, balconi, terrazzi e giardini visibili dall’esterno ed inseriti in un contesto urbano (si escludono le case isolate in campagna), facenti quindi parte di una strada cittadina.

3. Il concorso intende favorire la partecipazione dei cittadini al miglioramento estetico degli spazi comuni attraverso la cura dei propri: A) davanzali e balconi, B) terrazzi, C) giardini, visibili dall'esterno, ciascuno dei quali costituirà un'autonoma categoria del concorso.

ISCRIZIONI

4. L'iscrizione potrà riguardare una o più delle seguenti categorie di concorso:A) davanzali e balconi, B) terrazzi e C) giardini.

5. L’iscrizione al concorso potrà essere effettuata presso i vivai aderenti all’iniziativa:

• Garden Casula S.S.292 Km 129,600 Nuraxinieddu Oristano;

• Garden Chessa S.S. 292 bivio per Zeddiani Massama Oristano;

• Vivaio Nonnis, Viale San Martino (via Severino Ibba) Oristano.

nonché presso

• La Murrina via D.Contini 22 Oristano

• Hotel Mistral 2 via XX Settembre 34 Oristano.

6. Per l’iscrizione al concorso è necessario compilare il modulo di iscrizione indicando:

• l’indirizzo dell’abitazione in concorso,

• categoria di concorso scelta

• nome e cognome del concorrente,

• numero di telefono

• indirizzo e-mail (se disponibile)

7. Le iscrizioni devono essere presentate entro giovedì 26 Aprile 2012.

8. L’iscrizione al concorso presuppone la conoscenza e l’accettazione di quanto esposto nel presente bando.

9. L’iscrizione è gratuita

GIURIA

10. La giuria sarà composta da cinque membri scelti tra i soci dei club organizzatori e tra esperti nella materia.

11. La giuria provvederà ad effettuare una visita presso i siti in concorso e a realizzare adeguata documentazione fotografica.

VALUTAZIONI

10. La giuria effettuerà le visite a partire dal giorno 27 aprile fino al 3 giugno 2012.

9. I criteri di valutazione adottati dalla giuria saranno i seguenti:

• Sistemazione e aspetto generale dell’allestimento e del contesto;

• Effetto e decorativo e abbinamento dei colori

• Gamma e originalità delle specie coltivate.

PREMIAZIONI

12. La premiazione avverrà nel mese di giugno 2012 secondo tempi e modalità che saranno comunicate a mezzo stampa o e-mail.

13. I premi del concorso consisteranno in buoni spesa da utilizzare presso i vivai aderenti all’iniziativa.

TITOLARITA’ DEL CONCORSO

14. Il titolare del trattamento dei dati personali è Rotary Club. Il titolare garantisce, nelle forme ritenute più idonee, che il trattamento dei dati personali in suo possesso si svolga nel rispetto dei diritti, delle libertà fondamentali, della dignità delle persone fisiche, nonché di tutti gli altri precetti stabiliti dal D.Lgs 196/2003 (Codice privacy) e successive modifiche. L’interessato potrà esercitare tutti i diritti di cui all’art.7 del D.Lgs 196/2003. Il titolare del trattamento garantisce la reperibilità dell’apposita informativa completa (ex art. 13 D.Lgs 196/2003) presso i Vivai aderenti all’iniziativa e presso La murrina e l’hotel Mistral 2.

PREMI

A) DAVANZALI E BALCONI

1° PREMIO € 150 ,00 in fiori e piante

2° PREMIO € 100 ,00 in fiori e piante

3° PREMIO € 50 ,00 in fiori e piante

B) TERRAZZI

1° PREMIO € 150 ,00 in fiori e piante

2° PREMIO € 100 ,00 in fiori e piante

3° PREMIO € 50 ,00 in fiori e piante

C) GIARDINI

1° PREMIO € 150 ,00 in fiori e piante

2° PREMIO € 100 ,00 in fiori e piante

3° PREMIO € 50 ,00 in fiori e piante

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Prepariamo Oristano a vivere il suo…futuro!

Mario

sabato, aprile 07, 2012

IL VERO SIGNIFICATO DELLA “PASQUA”: IERI QUELLA EBRAICA, DI “ATTESA” DELLA PROMESSA, OGGI QUELLA CRISTIANA, SIMBOLO DI RISURREZIONE E SALVEZZA.

Oristano, 7 Aprile 2012

Cari amici,

domani in tutto il mondo cristiano si festeggia la Santa Pasqua: il Sacro Rito che glorifica la morte e la risurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo.

Nel formulare a tutti Voi, fedeli lettori del mio blog, i miei migliori auguri perché possiate trascorrere in serenità e letizia una delle più belle ricorrenze del mondo cristiano, vorrei ripercorrere con Voi la sua antica storia, le origini di una festa che ci accompagna da migliaia di anni.

La parola "pasqua" (pascha in greco e latino) è una traslitterazione dell'aramaico pasha che corrisponde all'ebraico pesah. L'etimologia di questa parola ebraica è incerta, ma pare che il suo antico significato sia quello di descrivere un cambiamento, un "passare oltre". Il termine trova un'etimologia più esatta nel termine "passaggio" (diabasis, transitus). Soggetto di questo ‘transito’ nel nostro caso diventa il popolo d’Israele che "passa" dalla schiavitù dell'Egitto alla Terra promessa, attraverso il Mar Rosso. Anche la Pasqua del Cristianesimo, similmente a quella ebraica, idealizza ugualmente il valore del “passaggio”, del transito: poiché l’uomo, attraverso il Cristo morto per noi sulla Croce, e mediante i sacramenti da Lui istituiti a partire dal Battesimo, diventato cristiano, passa " dalla schiavitù del peccato”, alla “gioia della salvezza”, entrando a far parte a pieno titolo della Chiesa di Cristo.

Pasqua, quindi, festa di ringraziamento e festa di salvezza, in continuità, quella cristiana con quella ebraica, attraverso un processo di incorporazione, di rielaborazione della sua antica matrice giudaica. Celebrazione, potremmo sostenere, come “prosecuzione nella continuità” dell’antico rito di ringraziamento per la liberazione dalla schiavitù dell’ Egitto sofferta dal popolo ebraico, trasformato, attraverso il sacrificio di Gesù Cristo, in nuova liberazione del popolo dal peccato, mediante la redenzione.

La Pasqua cristiana è detta Pasqua di risurrezione, mentre quella ebraica è Pasqua di liberazione dalla schiavitù. Quella ebraica può essere intesa anche come “attesa” per il Messia, La Pasqua cristiana, invece, celebra la fine di quell'attesa e ricorda la morte e risurrezione di Gesù Cristo, nostro salvatore, ovvero l'instaurazione della “Nuova Alleanza”, tra Dio e l’uomo, per l'avvento del Regno di Dio.

Il Cristianesimo ha voluto “trasferire” i significati della Pasqua ebraica nella nuova Pasqua cristiana, dandole un volto nuovo, senza rinnegare il passato ma aggiornandolo. Le antiche Scritture hanno infatti un ruolo centrale negli eventi pasquali: Gesù, secondo quanto ci è stato tramandato nei Vangeli, è morto in croce nei giorni in cui ricorreva la festa ebraica della pasqua; inoltre, questo evento, venne visto dai primi cristiani come la realizzazione di quanto era stato profetizzato sul Messia. Questo concetto viene ribadito più volte sia nella narrazione della Passione, nella quale i quattro evangelisti fanno continui riferimenti all'Antico Testamento. L’evangelista Paolo, nella prima lettera ai Corinzi, cosi scrive: « Cristo morì per i nostri peccati, secondo le Scritture, fu sepolto ed è resuscitato il terzo giorno, secondo le Scritture ». L'accento si pone dunque sull'adempimento delle Scritture, per cui i giudeo-cristiani, seppur continuando, a festeggiare la Pasqua ebraica, dovettero immediatamente spogliarla del significato di attesa messianica, superando anche il ricordo dell'Esodo, per rivestirla di nuovo significato: l’arrivo del Messia, la venuta sulla terra di Gesù Cristo, e la successiva Sua morte, passione e risurrezione. Questo “passaggio di testimone” tra liturgia ebraica e cristiana è chiaramente avvertito da Paolo, quando, nella prima lettera ai Corinzi, scrive: «Togliete via il lievito vecchio, per essere pasta nuova, poiché siete azzimi. E infatti Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato! Celebriamo dunque la festa non con il lievito vecchio, ma con azzimi di sincerità e verità» (1 Corinzi, 5,7-8).

La festa della Pasqua cristiana non ha una data fissa. Essa è mobile, viene fissata di anno in anno nella domenica successiva alla prima luna piena (il plenilunio) successiva all'equinozio di primavera (il 21 marzo). Questo sistema venne fissato definitivamente già nel IV secolo. Nei secoli precedenti potevano esistere diversi usi locali sulla data da seguire, tutti comunque legati al calcolo della Pasqua ebraica, anch’essa “mobile”. In particolare alcune chiese dell'Asia seguivano la tradizione di celebrare la pasqua nello stesso giorno degli ebrei, senza tenere conto della domenica, e furono pertanto detti quartodecimani. Ciò diede luogo ad una disputa, detta Pasqua quartodecimana, fra la chiesa di Roma e le chiese asiatiche.

Per la Chiesa cattolica, dunque, la data della Pasqua è compresa tra il 22 marzo ed il 25 aprile. Infatti, se proprio il 21 marzo è di luna piena, e questo giorno è sabato, sarà Pasqua il giorno dopo (22 marzo); se invece è domenica, il giorno di Pasqua sarà la domenica successiva (28 marzo). D'altro canto, se il plenilunio succede il 20 marzo, quello successivo si verificherà il 18 aprile, e se questo giorno fosse per caso una domenica occorrerebbe aspettare la domenica successiva, cioè il 25 aprile. Per questo si dice che la Pasqua è "alta" se cade molto in avanti in aprile, "bassa" se cade intorno alla ventina di marzo. La tradizione della Chiesa Cattolica vuole che la data della Pasqua venga annunciata ai fedeli dal Sacerdote durante i riti della festività dell'Epifania (6 gennaio).

La preparazione liturgica della Pasqua è preceduta da un “periodo preparatorio” di astinenza e digiuno della durata all'incirca di quaranta giorni, chiamato generalmente Quaresima, che nel rito romano ha inizio il Mercoledì delle Ceneri. Nella forma ordinaria del rito romano, l'ultima settimana del tempo di quaresima è detta Settimana santa, periodo ricco di celebrazioni e dedicato al silenzio ed alla contemplazione. Comincia con la Domenica delle Palme, che ricorda l'ingresso di Gesù in Gerusalemme, dove fu accolto trionfalmente dalla folla che agitava in segno di saluto delle foglie di palma. Per questo motivo nelle chiese cattoliche, durante questa domenica, vengono portate processionalmente, in ricordo dell’antico rito, rami di palma e ulivi, benedetti dal celebrante, e distribuiti ai fedeli che li conservano come segni di protezione.

La Settimana Santa è ricca di manifestazioni già a partire dal Lunedi. Durante il Giovedì Santo, di mattina, nella cattedrale si celebra la messa crismale, durante la quale il Vescovo consacra gli olii santi (crisma, olio dei catecumeni ed olio degli infermi), i quali serviranno durante tutto il corso dell'anno rispettivamente per celebrare le cresime e i battesimi, ordinare i sacerdoti e celebrare il sacramento dell'unzione degli infermi. L'Ora Nona del Giovedì Santo è l'ultima celebrazione liturgica del tempo di Quaresima che si conclude prima dell'inizio della Messa Vespertina in Coena Domini. Nella giornata di Venerdì i riti della Crocifissione, della Deposizione del Cristo e della veglia al Sepolcro. Al silenzio del Sabato segue, la Domenica, il rito festoso della Resurrezione, dell’Incontro di Gesù Risorto con la Madonna e della messa solenne di festeggiamento.

La Sardegna è particolarmente ricca di manifestazioni legate alla Pasqua. Riti, processioni e momenti corali di grande suggestione e forza espressiva, capaci di coinvolgere nel profondo le persone che vi assistono. In Sardegna la Settimana Santa è un'esperienza collettiva che trae vigore dall'identità e dalla storia delle comunità dell'isola, con secolari tradizioni di origine spagnola che si fondono con antiche usanze mistico-religiose locali. Si va dalla tradizione degli antichi canti corali di Aggius alle celebrazioni nei quartieri storici di Cagliari, sino all'impronta spagnola e catalana di Iglesias e Alghero. Ad Oristano è possibile vivere momenti di intensa spiritualità assistendo alle processioni dei Misteri (“I misterius”), i toccanti riti della deposizione dalla croce ("Su Scravamentu") e l'incontro tra la statua di Gesù e della Madonna ("S'Incontru") per le vie della Città. Protagoniste come sempre le confraternite, custodi degli antichi riti, che curano le sacre rappresentazioni e sfilano nei loro costumi, intonando canti religiosi in latino e sardo.

Anche quest’anno siamo giunti ad un’altra PASQUA… che speriamo sia portatrice in noi di vero rinnovamento interiore; ci auguriamo anche che ci dia la forza per superare le non facili difficoltà della vita, in questo momento particolarmente serie, sia in campo economico che sociale.

AUGURI DI CUORE..A TUTTI VOI!

Grazie della Vostra sempre gradita attenzione.

Mario

domenica, aprile 01, 2012

LA DOMENICA DELLE PALME. L’ANTICO RITO DE “SA PRAMA” APRE LA SETTIMANA DELLA PASSIONE CHE PREPARA ALLA PASQUA DI RESURREZIONE.


Oristano 1 Aprile 2012
Cari amici,
oggi è la Domenica delle Palme. Una festività a me, da tanti anni, molto cara!
Voglio con Voi oggi riepilogare la storia di questa straordinaria ricorrenza che ripercorre le tappe della vita, passione, morte e resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo. Eccola.

Tra le festività cristiane la Pasqua è certamente tra quelle più importanti, perché ricorda la passione e la morte del Cristo e la successiva Sua resurrezione. Questa festività, osservata non solo dai Cattolici ma anche dagli Ortodossi e dai Protestanti, inizia con il periodo quaresimale, che dura quaranta giorni, e si conclude con la Domenica di Pasqua, giorno della Resurrezione. La Domenica precedente quella della Pasqua, che per i Cristiani da inizio alla Settimana Santa, è chiamata “Domenica delle Palme”. In questa Domenica, secondo il racconto dei Vangeli, si ricorda l’ingresso di Gesù a Gerusalemme, accolto festosamente dalla folla con rami di palma nelle mani. E’ per i cristiani un doloroso e meditato ripercorrere gli ultimi giorni della vita terrena di Gesù, la sua Passione, la morte in croce e la successiva sepoltura, fino alla Sua Resurrezione.

Come ricorda bene il Vangelo di Matteo (21, 1-11) l’ingresso di Gesù a Gerusalemme avvenne così perché si adempisse quanto era stato annunziato dal profeta Zaccaria (9, 9) “Dite alla figlia di Sion ecco il tuo Re viene a te mite, seduto su un’asina, con un puledro figlio di bestia da soma”. I discepoli, infatti, arrivati con Gesù alle porte di Gerusalemme fecero quanto il Figlio di Dio aveva chiesto loro e gli condussero i due animali, che coprirono con dei mantelli e Gesù vi si pose a sedere avviandosi a Gerusalemme. La folla intanto si era radunata sapendo del Suo arrivo e stese per terra i mantelli, mentre altri tagliavano rami dagli alberi di ulivo e di palma. All’ingresso di Gesù agitavano le palme in segno di festa e di saluto, acclamando a gran voce: “Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nell’alto dei cieli!”.

L’ingresso di Gesù Cristo a cavalcioni di un’asina ha un significato importante: il suo potere è ben diverso da quello terreno, per cui un re dovrebbe salire su un animale ben più nobile, il cavallo, e non umile come un’asina. Al Suo passaggio i fanciulli accorrevano e, precedendo il piccolo corteo, rispondevano, a chi domandava “Chi è costui?”, “Questi è il profeta Gesù da Nazareth di Galilea”.

Lo stuolo di fanciulli che accompagnava l’ingresso di Gesù a Gerusalemme ha suggerito al Papa di dedicare questa giornata ai giovani: Dal 1985, nella Domenica delle Palme i cattolici celebrano anche la "Giornata Mondiale della Gioventù".

La storia ci racconta che le palme hanno sempre avuto un ruolo importante nei riti religiosi sia degli ebrei che dei cristiani. Il rito della commemorazione dell’entrata trionfale di Cristo a Gerusalemme si è perpetuato nel tempo: a partire già dai primi secoli dopo la Sua morte rami di palme e di olivo vengono prima benedetti dal Sacerdote e poi portati in processione. Anche gli ebrei confezionano dei bouquet composti da un ramo di palma e di altre piante che vengono, poi, presentati in sinagoga durante le loro celebrazioni. Il ripetersi di questi riti ha favorito l’impiego e la diffusione delle palme in varie zone d’Europa fin dal Medioevo. Si hanno notizie della benedizione delle palme a partire del VII secolo in concomitanza con la crescente importanza data alla processione. Questa è testimoniata a Gerusalemme dalla fine del IV secolo e quasi subito fu introdotta nella liturgia della Siria e dell'Egitto. In Occidente questa domenica era riservata a cerimonie pre-battesimali: infatti il battesimo era amministrato a Pasqua, all'inizio solenne della Settimana Santa; quindi, benedizione e processione delle palme entrarono in uso più tardi: dapprima in Gallia (secolo VII-VIII) dove Teodulfo d'Orléans compose l'inno “Gloria, laus et honor” e poi a Roma dalla fine dell'XI secolo.

Ai giorni nostri la Domenica delle palme si festeggia con una liturgia particolare: la Messa in chiesa è preceduta da una processione al di fuori, durante la quale vengono lette orazioni e antifone. Quindi il sacerdote benedice i rami di ulivo o di palma, che dopo la lettura di un brano evangelico, vengono distribuiti ai fedeli dando inizio alla processione. Durante la Messa viene letto il lungo brano evangelico della Passione di Gesù, tratta dai Vangeli di Marco, Luca, Matteo, secondo il ciclico calendario liturgico. Dopo la Messa i fedeli portano a casa i rami benedetti che vengono conservati come simbolo di pace.

In questa odierna Domenica delle Palme 2012 S.S. Benedetto XVI nella sua omelia ha sottolineato come all’esclamazione della folla “Benedetto colui che viene nel nome del Signore” corrisponda proprio uno sguardo di benedizione da parte di Gesù: «Lo sguardo che il credente riceve da Cristo è lo sguardo della benedizione: uno sguardo sapiente e amorevole, capace di cogliere la bellezza del mondo e di compatirne la fragilità. In questo sguardo traspare lo sguardo stesso di Dio sugli uomini che Egli ama e sulla creazione, opera delle sue mani».

Da sempre i rami delle palme e di olivo, utilizzati nel sacro rito e benedetti, furono dai fedeli ritenuti taumaturgici. A loro vengono attribuite virtù magiche e miracolose, virtù capaci di allontanare malattie e sortilegi, di proteggere dagli incantesimi e dagli spiriti maligni. I rami benedetti venivano religiosamente custoditi nelle case dei fedeli e utilizzati come talismani, portanti un valore magico e religioso insieme; per questo addobbavano animali e veicoli, erano collocati sulle testiere dei muli, sulle fiancate dei carretti e sugli alberi delle imbarcazioni perché allontanassero malattie e calamità. Fino a qualche decennio fa nell'Italia contadina era tradizione bruciare un rametto d'olivo benedetto quando si avvicinava un temporale.

La Sardegna non è mai stata seconda in questo antico e sacro rito, noto tradizionalmente come quello de “Sa Prama”.

La nostra Isola conserva la più ricca tradizione di palme intrecciate d’Italia. E una tradizione che risale al XII° secolo, forse anche oltre, e che si perpetuata, attraverso una lavorazione artigiana che utilizza una foglia di palma endemica, la Chamaerops humilis. Le palme sono tradizionalmente intrecciate dalle confraternite. La loro taglia, così come la ricchezza delle decorazioni, dipendono dallo status di chi le riceve, le più grandi sono destinate al vescovo e ai celebranti i riti; le altre, nelle varie dimensioni, alla popolazione. La palma intrecciata sarda, accompagnata dall’ulivo e dai primi fiori della primavera ormai arrivata, è anche da noi gelosamente custodita ed utilizzata non solo come simbolo di pace ma anche per tenere la casa e la famiglia protette dagli eventi negativi o dai malefici.

Io, come sempre, anche oggi ho partecipato al sacro rito con convinzione e con fede. In casa, fin da bambino, le palme benedette hanno sempre avuto un posto d’onore, in quanto ritenute capaci di darci la protezione Divina.

Anche quest’anno, dunque, nella nostra casa le palme benedette, con l’ulivo e qualche fiore, hanno trovato l’accoglienza che si meritano: simbolo di pace e di amore.

Grazie dell’attenzione.

Mario