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mercoledì, aprile 30, 2014

L’ORDINE EQUESTRE DEL SANTO SEPOLCRO DI GERUSALEMME: IL PRIMO ORDINE CAVALLERESCO, CREATO DA GOFFREDO DI BUGLIONE PER LA DIFESA DELLA TERRA SANTA. PRIMA PARTE, LA SUA ANTICA STORIA.



Oristano 30 Aprile 2014
Cari amici,
nella mia chiacchierata sugli Ordini Equestri che parteciparono alle Crociate in difesa della Terra Santa ho volutamente lasciato per ultimo l’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme per un semplice motivo: sono anch’io un cavaliere di questo Ordine, da ormai molti anni. Non solo. Concludendo, dopo il mio senile ritorno all’Università, la laurea specialistica in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo, elaborai la mia tesi di laurea proprio sui “conflitti religiosi”, focalizzando la mia attenzione sulle crociate e sugli Ordini cavallereschi che le combatterono. In questa tesi ho analizzando a fondo proprio l’Ordine Equestre del Santo Sepolcro. Detto questo, ecco a Voi la storia di questo antico Ordine, il primo ad essere stato costituito, al termine della prima crociata.
Le Origini dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro, risalgono ai tempi della liberazione di Gerusalemme da parte di Goffredo di Buglione, capo delle milizie della crociata, costituito per la difesa del territorio appena liberato dalla dominazione musulmana. Siamo nel 1099 e fu proprio Goffredo di Buglione a fondare l’Ordine dei Canonici del Santo Sepolcro. Secondo quanto riportato dai cronisti delle Crociate, nel 1103 Balduino I, primo Re di Gerusalemme,  si pose a capo di quest’Ordine, con la prerogativa, per se e per i suoi successori, di creare nuovi Cavalieri. Questa facoltà era concessa, in subordine, al Patriarca di Gerusalemme, in caso di assenza o impedimento del Sovrano. Quest’Ordine accoglieva tra i propri membri non solo i Canonici Regolari (Fratres), ma anche quelli che erano chiamati Canonici Secolari (Confratres) e Sergentes, una sorta di milizia scelta all'interno della compagine crociata; scopo principale la difesa del Santo Sepolcro e dei luoghi Santi.
Già subito dopo la prima Crociata il ritorno delle varie componenti della Milizia, e quindi anche dei Cavalieri dell’Ordine dei Canonici del Santo Sepolcro, ai propri paesi di origine, determinò la creazione di Priorati dell’Ordine in tutta Europa. Priorati che operavano sotto la giurisdizione locale di quei Cavalieri Nobili o Prelati che avevano ricevuto l’investitura sul Santo Sepolcro e continuavano a far parte di quell’Ordine, anche se non più impegnati a servire direttamente il Re di Gerusalemme. Dopo la caduta di S. Giovanni d’Acri il Patriarca di Gerusalemme Aginulfo, con alcuni canonici, si rifugiò a Barletta, portando nella chiesa del S. Sepolcro di Barletta preziosi cimeli, tra i quali il reliquario della S. Croce a forma di Croce Patriarcale, cioè binata, laminata di argento e oro con pietre preziose incastonate, recanti i simboli di Nostro Signore e degli Evangelisti. Con il tempo l’Ordine era diventato una potente Istituzione in Italia ed anche in Europa. Si erano costituiti, infatti, da tempo in vari centri d'Europa diversi Priorati dell’Ordine, con il compito sia di combattere i mori, come in Spagna, sia per esplicare l’opera di raccolta di fondi per le guerre contro i Saraceni e lo svolgimento delle opere pie di sostentamento dei poveri e dei derelitti.
Nel 1220, lo si rileva dal Breve di Onofrio III “Effectum iuxta”, l’Ordine era esteso alle Chiese di Costantinopoli, in Antiochia, in Tessalonica, con Priorati in Sicilia, Spagna, Polonia, Boemia, Ungheria, Slavonia, Alemagna, Francia, Lombardia, Tuscia, e in Inghilterra, oltre i possedimenti a Cipro e a Tripoli. Dai Brevi di Nicolò VI e di Giovanni XXII risulta che, tra il 1288 e il 1294, l’Ordine aveva 2088 Chiostri con tutte le pertinenze e dipendenze in case, castelli e vassalli. Il più antico insediamento dell'Ordine del S. Sepolcro, fra tutte le nazioni europee, può vantarlo la Spagna, con il Priorato di Calatajud, costituito nel 1131. Una nota storica curiosa è che al Priore fu concesso il privilegio di battere moneta: le monete portavano su una faccia la croce patriarcale ed erano chiamate “dinerillos del sepulcro”. In Francia l’Ordine del S. Sepolcro costituì le sue sedi sin dalla seconda crociata: i cavalieri dell’Ordine, stabilitisi a Parigi, avevano per sigillo lo stemma antico di Francia con al centro le cinque croci di Gerusalemme. L’Ordine si propagò rapidamente: in Polonia, Slesia, Moravia, Boemia, Ungheria, Slavonia, Russia, Teogonia e Germania, ove il Vicariato Generale ebbe sede, fin dal 1125, nel Monastero di Denkendorf. La prova storica della permanenza dell’Ordine in questo Monastero è contenuta  nel Breve di Onorio II° del 27.1.1125. I cavalieri dell’Ordine si insediarono anche in Inghilterra intorno al XII° secolo ed è nota agli storici la particolare devozione del re Enrico II° per il S. Sepolcro e la sua particolare protezione nei riguardi dell’Ordine.
L’Istituzione cavalleresca del Santo Sepolcro era ormai estesa in tutta Europa e, nonostante la sua missione istituzionale iniziale (la difesa della Terra Santa) fosse terminata, aveva assunto altrettanti doveri caritatevoli e di propaganda della fede in tutta Europa. L’impegno maturato nei cavalieri dell’Ordine combattendo contro l’infedele per preservare la fede cristiana, non si era spento, anzi si fece pressante all’inizio della seconda metà del XVI secolo. La guerra contro i turchi si stava per riaccendere più viva che mai. Ovunque regnava la pace, meno che nel Mediterraneo, ove la guerra contro le armate musulmane, seppure interrotta da lunghe pause, sopravviveva. Una guerra incostante, indecisa e oscura. La Spagna intanto si apprestava, sfruttando l’occasione di discordia tra i figli del sultano turco Solimano, ad ingaggiare la lotta definitiva per la liberazione del suo territorio dagli “infedeli”. Per questa ragione, nel 1558, venti cavalieri di varie nazioni dell’Ordine del S. Sepolcro, tennero capitolo nella chiesa di Hoogstratein, presso Càmbrai, per riaffermare la volontà di combattere l’infedele, ed eleggere come Gran Maestro dell’Ordine un personaggio che, per qualità morali e di soldato, potesse guidarli alla difficile prova. Las scelta cadde sul re Filippo II di Spagna.  A questo capitolo prese parte, anche se per procura, il cavaliere del S. Sepolcro Andrea Doria, il grande ammiraglio genovese prozio dell’eroe della battaglia di  Lepanto, Gian Andrea Doria.
Nel frattempo a Gerusalemme si seguitava ad armare il manipolo dei cavalieri rimasti. Nel XIV secolo la Santa Sede ottenne dal Sultano d’Egitto, dietro il pagamento di un altissimo riscatto, che la custodia dei Santuari della Fede cristiana fosse affidata ai Frati Minori di S. Francesco. La continuità della presenza dell’Ordine in Terra Santa perdurò anche dopo la fine delle guerre sante, rinnovando l’impegno inizialmente assunto di difensori dei luoghi sacri e dando manforte alla presenza francescana che, tra i suoi compiti, annoverava anche la potestà di conferire le investiture dei nuovi cavalieri del S. Sepolcro. Nonostante i numerosi ostacoli posti in essere dalla popolazione maomettana, la presenza francescana in Terra Santa durò per secoli.  Durante tutto il periodo di soppressione del Patriarcato Latino, la facoltà di creare nuovi Cavalieri rimase prerogativa di chi, in mancanza del Patriarca, rappresentava la più alta autorità religiosa cattolica in Terra Santa e cioè il suo Custode, ovvero la famiglia francescana.
Agli inizi del secolo XIX l’Ordine aveva, per diverse cause, perso nel tempo la gran parte dei suoi possedimenti: case, chiese, priorati, ed anche quella vasta rete di protezioni che per secoli aveva annoverato, tornando alla sua originaria missione, quella caritatevole di aiuto e di assistenza ai più deboli.  Per l’Ordine del S. Sepolcro le imprese militari, la vita conventuale, il voto di castità, la frugalità, il digiuno, la rinuncia alle ricchezze, agli agi ed agli onori della vita, restarono solo come ricordi di un glorioso passato. La sua essenza, però, di Ordine sacro-militare era tuttavia rimasta.  Il XIX secolo storicamente fu un secolo di grandi riforme nel mondo, basti ricordare gli eventi della rivoluzione francese che fecero tremare tutta l’Europa. L’Ordine attraversò momenti di smarrimento e sconforto: la rivoluzione aveva calpestato e trasformato molte gloriose istituzioni, distrutto consuetudini secolari,  con effetti che ebbero ripercussioni anche sulla sua struttura, anche se in maniera meno grave rispetto a quelle relative ad altri Ordini cavallereschi. 
Diversi Ordini illustri scomparvero per sempre (come l’Ordine Templare), altri, come quello di Malta furono costretti ad andare in esilio. Dopo la Restaurazione l’Ordine cercò di riorganizzarsi, chiedendo aiuto e conforto a illustri personalità. Era necessario riprendere l’attività, la missione caritativa, sotto la guida di un autorevole Gran Maestro.
Cari amici, questa  è la prima parte della lunga storia di questo antico e prestigioso Ordine cavalleresco. Sarà il Pontefice Pio IX a dare nuovo impulso e nuova vita ai cavalieri del Santo Sepolcro. Troverete tra qualche giorno la seconda parte, dove verranno riepilogate le attività che oggi l’Ordine porta avanti, non più con la spada, ma  con le opere, sempre in difesa dei deboli e della cristianità.


Grazie dell’attenzione.
Mario

martedì, aprile 29, 2014

QUANDO IL POPOLO SARDO PREGAVA NELLA SUA LINGUA: FORSE OGGI, DOPO MOLTE NEGAZIONI, SONO MATURI I TEMPI PER UN RITORNO DEL SARDO IN CHIESA.



Oristano 29 Aprile 2014
Cari amici,
quand’ero ragazzo la messa si celebrava in latino. Il prete allora officiava il sacro rito dando le spalle ai fedeli, pregando in quella lingua ai più sconosciuta: parole che la gran parte dei presenti a mala pena afferrava, che ripeteva senza conoscerne il significato, salvo alcune invocazioni: dall’Orate fratres (pregate fratelli), al “Dominum vobiscum”(il Signore sia con Voi), al quale si rispondeva con un cantilenante “et cum spiritu Tuo” (e con il Tuo spirito). Tuttavia i fedeli potevano esprimere il loro sentimento religioso (lo ricordo ancora con molta chiarezza) attraverso le invocazioni e la recita di molte preghiere in sardo: dal segno della croce (“in nomini de Su Babbu, de Su Fillu e de Su Spiritu Santu”) all’Ave Maria, dal Credo, a “Is Coggius”, le lodi, che esaltavano le virtù dei Santi festeggiati, e che venivano ripetutamente cantate durante la celebrazione delle feste religiose sempre in sardo.
Il lento ma continuo avanzare dell’italiano a scapito della lingua sarda, ha praticamente cancellato queste “vere” e sentite preghiere recitate col cuore da tantissimi fedeli della nostra Isola. Oggi è quasi impossibile trovare Chiese dove una preghiera in sardo possa essere udita! Eppure in Sardegna ci sono stati diversi tentativi per ottenere dal Vaticano la possibilità di celebrare l’intera Santa Messa in sardo. Recentemente, nel 2007, don Mario Cugusi a Cagliari ci ha provato: sembrava una cosa possibile e la celebrazione era stata prevista nella Chiesa del Santo Sepolcro, nel cuore di Cagliari. Una delusione cocente, però, attendeva sia Lui che i numerosi fedeli che, con il foglietto della messa stampato in sardo, attendevano trepidanti il Sacro Rito. L’arcivescovo di Cagliari S.E. Mons. Mani, all’ultimo momento, ritenne di negare quel permesso che sembrava cosa fatta! Al diniego dell’arcivescovo, don Cugusi rispose, in italiano, “Obbedisco”! «Né tu, né io decidiamo quale messa leggere», recitava, in sintesi, paternamente autoritaria, la lettera di Mons. Mani, «ma solo la Santa Sede, e quindi niente Messe diverse da quelle prescritte».
La delusione dei fedeli sardi fu cocente ed i giornali ne parlarono a lungo. Il fatto che il sardo sia una delle poche lingue più somiglianti al latino, lingua in auge in Vaticano, non ha aiutato tuttavia l’esperimento de sa “Missa in limba”. Fra le poche eccezioni, per ora, rimane la Messa in sardo celebrata durante il ”matrimonio selargino” da don Gianfranco Zuncheddu, che ha, proprio per l’antica origine di quel rito, avuto il permesso straordinario a celebrarla. Nonostante tutto, però, oggi qualcosa si muove. Un serio gruppo di esperti porta avanti da diversi anni uno studio per l’introduzione del sardo nel Messale della Santa Messa. Volendo (Vaticano permettendo), si potrebbe arrivare in tempi brevi alla necessaria autorizzazione.

Mons Angelo Becciu, Sostituto alla Segreteria di Stato vaticana, interpellato, indica chiaramente la strada da seguire. “E’ la Conferenza Episcopale Sarda che deve prendere l’iniziativa e presentare la richiesta alla Santa Sede. Dopo non penso ci siano problemi a rilasciare le autorizzazioni”. Durante il colloquio Mons. Becciu ha affermato che la Chiesa vuole essere testimonianza viva, che parla, non una Chiesa Museo. La CES mandi avanti le proposte concrete, ha detto l'alto prelato, e non ci saranno problemi. Nell’episcopato sardo sono almeno tre i Vescovi che in questi anni si sono dimostrati favorevoli all’utilizzo del sardo nelle celebrazioni eucaristiche: Pietro Meloni, Sebastiano Sanguinetti e Antioco Piseddu. Oggi, forse, con le recenti nuove nomine potrebbero essere ben di più.
Cari amici, credo proprio che i tempi siano maturi per l’introduzione del sardo nella liturgia della Santa Messa. Dopo il rifiuto opposto dall’arcivescovo Mani a don Cugusi, che tanto scalpore aveva  suscitato nell’Isola e le opposte piccole fughe in avanti, come quella di Mons. Pietro Meloni, nello stesso periodo Vescovo di Nuoro, che aveva autorizzato Padre Raimondo Turtas a celebrare una Santa Messa nel Santuario campestre di Bitti, con testi tradotti in sardo (in precedenza approvati dall’Ordinario), ora Mons Becciu, dall’alto del Suo incarico ci fa capire che quello negato ieri oggi potrebbe essere possibile. La concessione sarebbe un altro importante tassello, capace di dare nuova dignità alla nostra lingua sarda! Credo che per ciascuno di noi pregare il Signore significhi pregarlo col cuore e soprattutto non in modo automatico ma col pensiero e con la lingua che abbiamo nel nostro DNA: il sardo.
Per la curiosità dei giovani, che ormai poco conoscono il sardo, ecco le due antiche preghiere più note: Il Padre Nostro e l’Ave Maria.


SU BABBU NOSTU

Babbu nostu chi ses in Celu,
Santificau siat su nomini tu,
Bengat a nosu su regnu tu,
Siat fatta sa volontadi tua
comenti in su Celu aici in sa terra.
Dona a nosu su pani nostu dogna dì.
Perdona a nosu is peccaus nostus,
comenti nosu atrus perdonaus a is depidoris nostus.
E no si lassis arrui in tentazioni,
ma libera nosu de ogni mali.
Aici siada.
……………………………….

 TESTO DELL’AVE MARIA (CANTO)

Deus ti salvet Maria
chi ses de grazia piena
de grazia ses sa vena
e sa currente.
Su Deus onnipotente
cun tegus est istadu
pro chi t'ha preservadu
immaculada.
Beneitta e laudada
supra tottu gloriosa
mama, fizza e isposa
de su Segnore.
Beneittu su fiore
chi es fruttu de su sinu
Gesus fiore divinu
Segnore nostru.
Pregade a fizzu ostru
chi tottu sos errores
a nois peccadores
nos perdonet.
Meda grazia nos donet
in vida e in sa morte
e in sa diciosa sorte
in Paradisu!

Grazie a tutti Voi, amici,  dell’attenzione che mi dedicate.
Mario
 


lunedì, aprile 28, 2014

IL SOVRANO MILITARE ORDINE DI MALTA OGGI: L’ANTICO ORDINE HA MANTENUTO NEL MONDO LA SUA FUNZIONE OSPEDALIERA ORIGINARIA CHE L’HA SEMPRE CARATTERIZZATO.



Oristano 28 Aprile 2014
Cari amici,
l’Ordine di Malta, come ho avuto occasione di dire nella parte precedente, è uno dei pochi Ordini nati nel Medioevo ancora attivo. Tale circostanza si deve al fatto che non tutti gli altri Ordini cavallereschi avevano la funzione ospedaliera che caratterizzava l’Ordine di Malta. Una volta scomparsa la motivazione militare che li giustificava, è anche venuta meno la loro ragion d’essere.
I cavalieri del Sovrano militare ordine di Malta (SMOM), oggi operante, sono la regolare prosecuzione di quei dai Cavalieri rimasti in Italia sotto la protezione della Chiesa cattolica. Eredi di quel Gran Maestro quale fu fra' Ferdinando von Hompesch. Egli "abdicò" in favore dello zar Paolo I, alla cui morte Papa Pio VII nominò Gran Maestro fra' Bartolomeo Ruspoli; dopo di Lui, fu il turno di fra' Giovanni Battista Tommasi, il quale stabilì la sede dell'ordine a Messina ne1803. Oggi lo SMOM è un Ordine religioso cavalleresco, canonicamente dipendente dalla Santa Sede e con finalità assistenziali, riconosciuto “sovrano” per la sua antica origine, accettata sia da una parte della dottrina che dalla giurisprudenza italiana e da gran parte della Comunità Internazionale che gli riconosce la qualifica di “soggetto di diritto internazionale”, anche se ormai privo del requisito della territorialità. Questo riconoscimento di “Stato senza terra” gli deriva dal fatto di aver governato un tempo Rodi e poi, fino alla fine del Settecento, Malta.
Attualmente  lo S.M.O.M. è in possesso delle sua propria bandiera, della Costituzione, ha un rappresentante (il Gran Maestro) con il rango di un capo di Stato e organi esecutivi e giuridici;  intrattiene, inoltre, autonome relazioni diplomatiche con oltre cento nazioni e con le varie Organizzazioni Internazionali. Ha facoltà di concludere accordi con altri soggetti di diritto internazionale (Stati, Organizzazioni Internazionali, Chiesa Cattolica), lavorando in stretto rapporto con essi per svolgere compiti assistenziali e sanitari in diversi Paesi del mondo, oltre che in difesa della fede cristiana.
Lo S.M.O.M. è l'unico Ordine cavalleresco che gode di un posto di "Osservatore" alle Nazioni Unite, proprio perché ha mantenuto il rango e le prerogative di uno “Stato autonomo”. Dallo SMOM dipendono numerose associazioni nazionali che riuniscono i cavalieri e le dame a seconda del loro Paese di residenza; nel caso dell'Italia tale associazione è l'Associazione dei cavalieri italiani del Sovrano Militare Ordine di Malta, dalla quale dipendono un corpo militare ausiliario comandato da un generale dell'Esercito Italiano, il Corpo militare dell'ACISMOM, e il Corpo italiano di soccorso dell'Ordine di Malta (CISOM), fondato nel1970 per prestare soccorso in occasione di calamità, che opera in stretta collaborazione con il Dipartimento italiano della protezione civile.
Dal 1834 l'Ordine ha sede a Roma in via Condotti, presso piazza di Spagna. Come Ente Sovrano riconosciuto dallo Stato Italiano, la sua sede - il Palazzo Magistrale - e la villa di Santa Maria del Priorato sull'Aventino godono dello status di extraterritorialità. L'attuale Rappresentante dell’Ordine è il principe e Gran Maestro Fra Matthew Festing, eletto nel 2008. 
Il suo motto è Tuitio Fidei et Obsequium Pauperum (traduzione dal latino: Testimonianza della fede e aiuto ai poveri). L'Ordine batte una sua moneta numismatica, lo scudo maltese, immatricola veicoli con targa SMOM, concessa dal Ministero della Difesa italiano, emette i suoi passaporti e celebra la sua festività nazionale il 24 Giugno, festa della Natività di San Giovanni Battista. Emette anche francobolli propri: fino al 2004 con il valore facciale espresso in grani, tarì e scudi, successivamente in Euro, a partire dal 1º gennaio 2005. I francobolli vengono utilizzati nella corrispondenza tra le sedi romane dello SMOM, che precedentemente utilizzavano francobolli della Repubblica Italiana.
L’Ordine svolge oggi le sue attività mediche ed umanitarie in oltre 120 Paesi del mondo attraverso i suoi Priorati, le Associazioni nazionali e l'Agenzia internazionale Malteser International. Gestisce un ospedale a Betlemme e uno a Roma, l'ospedale San Giovanni Battista, con 240 posti letto, oltre a diversi poliambulatori a Roma, Napoli e Pozzuoli; fanno capo all’Ordine anche Istituti per anziani e disabili, corpi di soccorso e servizi di ambulanze. L'Associazione dei cavalieri italiani (ACISMOM) per “mobilità sanitaria” riceve annualmente una quota del Fondo Sanitario Nazionale (FSN). Anche le relazioni con la Repubblica di Malta sono oggi di buon livello. Il 21 giugno 1991 è stato stipulato tra l'Ordine e la Repubblica di Malta un accordo per la ristrutturazione e l'utilizzo del forte di Sant'Angelo da parte dell'Ordine e il 5 dicembre del 1998 in base ad un ulteriore accordo la Repubblica di Malta ha messo per 99 anni il forte a disposizione dell'Ordine. Il luogo gode del diritto di extraterritorialità ed è sede di numerose riunioni dei cavalieri, anche a livello internazionale. Nel forte ha sede l'"Accademia Internazionale Melitense".
In base al sesto articolo della Carta Costituzionale, la bandiera dell'Ordine reca una croce latina bianca in campo rosso, mentre lo stemma dell'Ordine riporta la stessa croce latina in campo ovale rosso contornata da un rosario ed è sovrastato dal manto principesco sostenuto da una corona. A sua volta, in base all'articolo 242 del Codice Melitense, l'emblema per le attività ospedaliere è costituito dalla croce bianca a otto punte su scudo rosso, il simbolo popolarmente più conosciuto come Croce di Malta. La sede governativa dell'Ordine è nel Palazzo Magistrale a Roma in via Condotti, residenza del Gran Maestro, mentre altre sedi nella stessa città sono la Villa magistrale sull'Aventino e la Casa dei Cavalieri di Rodi su via della Salita del Grillo, alle spalle di via dei Fori Imperiali. Tutte le sedi godono del diritto di extraterritorialità: non si tratta di territorio appartenente all'Ordine, ma affidato senza vincoli dallo Stato, come avviene normalmente per le ambasciate.
L'Ordine, presente direttamente in 54 paesi del mondo, si compone di 6 Gran Priorati, 6 Sotto-Priorati, responsabili di numerose Delegazioni. In Italia l'Ordine è diviso in tre Priorati: il Gran Priorato di Roma, il Gran Priorato di Lombardia e Venezia ed il Gran Priorato di Napoli e Sicilia. Da questi dipendono diverse Delegazioni presenti in numerose città italiane. L'Ordine di Malta, pur non esercitando sovranità territoriale, ha tuttavia una propria "popolazione" di circa 13.000 tra cavalieri e dame, cioè persone dedite a curare i poveri e a testimoniare la fede cristiana in stretta collaborazione con la Chiesa cattolica. L'Ordine svolge oggi la propria azione umanitaria nei 120 paesi dove è presente, attraverso l'opera diretta  suoi membri, di 80.000 esperti volontari e di 20.000 dipendenti, molti dei quali medici o paramedici.
Gli appartenenti all'Ordine si dividono in tre "ceti" e tutti devono conformarsi agli insegnamenti dettati dalla Chiesa e partecipare alle attività assistenziali dell'Ordine. Al "primo ceto" appartengono i cavalieri di giustizia, detti anche "professi", e i cappellani conventuali professi che devono emettere la professione dei voti di povertà, di castità e d'obbedienza. Ognuno di essi è quindi un religioso a pieno titolo, anche se non sono obbligati a fare vita comune. I membri appartenenti al "secondo ceto" si obbligano, con una speciale promessa ("di obbedienza"), vincolante in coscienza, ad una vita tendente alla perfezione cristiana, secondo il proprio stato, nello spirito dell'Ordine e nell'ambito delle sue opere, in conformità della propria vocazione e delle direttive dei legittimi superiori. Gli appartenenti sono suddivisi in tre categorie:
1) cavalieri e dame di onore e devozione in obbedienza;
2) cavalieri e dame di grazia e devozione in obbedienza;
3)cavalieri e dame di grazia magistrale in obbedienza.
Il "terzo ceto" è costituito dai membri laici che non emettono voti religiosi, né promessa, ma vivono secondo i princìpi della Chiesa e dell'Ordine. Questi sono suddivisi in sei categorie:
1) cavalieri e dame di onore e devozione
2) cappellani conventuali ad honorem
3) cavalieri e dame di grazia e devozione
4) cappellani magistrali
5) cavalieri e dame di grazia magistrale
6) donati e donate di devozione.
Le due categorie che esigono ancora la presentazione delle prove nobiliari sono quelle "di onore e devozione" e di "grazia e devozione". Per essere ammessi tra i cavalieri di onore e devozione, occorre infatti possedere e dimostrare la nobiltà d’origine (tipo 4/4 di nobiltà per 200 anni, oppure 300 anni di nobiltà paterna +… e cosi via).
La nuova carta costituzionale dell'Ordine, promulgata nel 1997, prevede che tutte le alte cariche dell'Ordine (il suo "governo", sia centrale che periferico) sono "preferibilmente" occupate da cavalieri professi (per i quali non è più richiesta necessariamente la presentazione delle prove nobiliari), tuttavia le cariche principali e la maggioranza delle cariche di governo a livello centrale continuano ad essere riservate ai membri del primo ceto, in possesso delle prerogative per l'ingresso nella categoria di onore e devozione o di grazia e devozione. Oggi la maggioranza dei cavalieri e delle dame dell'Ordine appartiene comunque a ceti non nobili. Le azioni messe in atto dall'Ordine sono governate dalla sua Carta Costituzionale e dal Codice.
Il capo supremo dell'Ordine è il Gran Maestro (dal 2008 il principe Fra Matthew Festing), che è eletto a vita dal Consiglio Compito di Stato. I votanti del Consiglio comprendono i membri del Sovrano Consiglio, altri funzionari e rappresentanti dei membri dell'Ordine. Il Gran Maestro nell'esercizio del potere esecutivo è assistito dal Sovrano Consiglio, il governo dell'Ordine. Il Sovrano Consiglio è eletto dal Capitolo Generale, il corpo legislativo dell'Ordine, che si riunisce ogni cinque anni. Comprende sei membri e quattro ministri: il Gran Commendatore, il Gran Cancelliere, il Grande Ospedaliere ed il Ricevitore del Comun Tesoro. Il Gran Commendatore è il superiore religioso dei cavalieri professi e dei cavalieri e dame in obbedienza e ricopre la carica di "Luogotenente ad interim" in caso di morte, di rinuncia o di impedimento permanente del Gran Maestro. Il Gran Cancelliere è responsabile dell'amministrazione dell'Ordine e ricopre il ruolo di ministro degli interni e degli esteri. Il Grande Ospedaliere coordina le attività umanitarie e riunisce le cariche di ministro della sanità, degli affari sociali, dell'azione umanitaria e della cooperazione internazionale. Il Ricevitore del Comun Tesoro è il ministro delle finanze e del bilancio.

Le finanze dell'Ordine sono controllate dalla Camera dei Conti, che è composta da un presidente e quattro consiglieri titolari, tutti eletti dal Capitolo Generale. Il potere giudiziario è esercitato dai tribunali di prima istanza e di appello, formati da giudici nominati dal Gran Maestro e dal Sovrano Consiglio tra i membri dell'Ordine esperti di diritto. Infine, va ricordata la figura del Cardinale Patrono, incaricato di promuovere gli interessi spirituali dell'Ordine e dei suoi membri, e delle relazioni tra la Santa Sede e l'Ordine di Malta. Questa carica è stata occupata, dall'8 maggio 1993 all'11 gennaio 2009, dal forlivese Pio Laghi. Il 30 novembre 2010, papa Benedetto XVI ha nominato patrono del Sovrano ordine militare di Malta il cardinale Paolo Sardi.
Che dire, cari amici, l’Ordine di Malta, sopravvissuto a secoli di battaglie per la Terra Santa è ancora oggi una grande realtà fatta di assistenza ai bisognosi. Battaglie che oggi non vengono più combattute con la spada, ma con gli strumenti pacifici della lotta contro le malattie, la miseria, l’emarginazione e l’intolleranza, e con la testimonianza e la difesa della fede cattolica. Una realtà che continuerà a camminare sul sentiero tracciato per molti secoli ancora.

Il prossimo Ordine che tra qualche giorno esamineremo è l’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme (O.E.S.S.G.), il primo ad essere stato costituito, dopo la prima crociata, da Goffredo di Buglione.
Grazie, cari amici,  dell’attenzione che mi riservate.
Mario