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giovedì, luglio 31, 2014

IL GIOCO D’AZZARDO: LA SUA LUNGA STORIA, LE SUE PATOLOGIE, LE SUE FALSE SPERANZE E LE POSSIBILI CURE.



Oristano, 31 Luglio 2014,
Cari amici,
il gioco d’azzardo credo sia nato praticamente con l’uomo. La sua storia è strettamente legata a quella dell’uomo, ed ha sempre occupato un posto importante in tutte le culture, le società e le classi sociali.
Storicamente i primi giocatori d’azzardo pare siano stati gli egizi, anche se tracce della sua presenza si ritrovano anche in Cina, India e Giappone. Da antichi manoscritti si apprende che forti somme di danaro venivano giocate a dadi e alle corse dei carri, usanze queste diffuse anche in altre civiltà come quella greca e romana. La passione del gioco non era un “vizio” esclusivo delle classi sociali elevate, ma anche dei ceti popolari, anche quelli più bassi. Nella Roma Imperiale il gioco occupava una posizione rilevante, sia nella vita dei ricchi, sia in quella dei cittadini comuni: sui combattimenti dei gladiatori era possibile scommettere con puntate chiamate ‘‘munera’’ e anche gli imperatori Claudio, Nerone e Caligola, avevano la fama di essere grandi scommettitori. La propensione al gioco nel periodo romano è testimoniata anche dal noto detto “Panem et Circenses”, che in modo chiaro riepilogava le esigenze delle classi povere: pane e giochi da Circo, dove si scommetteva su tutto.
Quanto sopra conferma che l’impulso dell’uomo verso il “rischio”, l’alea, ha radici lontane: la sua forte attrazione (fino a diventare dipendenza) verso il gioco d’azzardo, non ha mai smesso di contaggiarlo. Nel tempo, oltre gli imperatori prima citati, non sono mancati esempi di grandi personaggi considerati “giocatori incalliti”: in epoche più recenti, Washington e Dostoevskij (autore de ‘‘Il giocatore”, scritto per far fronte ai debiti di gioco). Attorno al XII e XIII secolo fanno la loro comparsa le corse dei cavalli (chiamate inizialmente lo ‘‘sport dei re’’) mentre le lotterie appaiono per la prima volta nel XVI secolo su iniziativa di Elisabetta I d’Inghilterra, per far fronte ad una situazione debitoria, e che diventano presto popolari in tutta Europa. Nel 1638, a Venezia, appare la prima casa da gioco al mondo, frequentata da gran parte della nobiltà d’Europa. Altre ne seguirono.
Nel Principato di Monaco la sua famosa casa da gioco è inaugurata nel 1861, mentre a Sanremo il casinò ha battesimo nel 1906. L’America non è da meno e non sta a guardare: nel 1946 Las Vegas diventa una vera e propria “città del gioco”, capitale mondiale del gioco d’azzardo. Tra il XVIII e il XIX secolo nascono anche i primi club privati per il gioco delle carte, frequentati esclusivamente dai nobili e da personaggi importanti, e vengono ideati due noti giochi popolari: la roulette, invenzione del filosofo Pascal e la poker machine, nota come slot machine, opera dello statunitense Fey. Col passare degli anni l’atteggiamento nei confronti del gioco d’azzardo ha avuto fasi alterne: è cambiato più volte, passando da fasi di permissivismo ad altre di proibizionismo.

Oggi in Italia i giochi ufficiali più diffusi sono: le video-lottery e le slot machine (spesso chiamate ancora videopoker), i gratta e vinci, il lotto e il superenalotto, i giochi al casinò, il "Win for life", le scommesse sportive o ippiche, il bingo, i giochi on line con vincite in denaro (ad esempio poker online). Il gioco fondamentalmente non è di per sé pericoloso: molte persone giocano in modo responsabile e non subiscono traumi permanenti. Il problema è che molte persone, con il tempo, sviluppano comportamenti compulsivi nel gioco, molto simili a quelli di “dipendenza” dall’uso di  sostanze stupefacenti.
Il problema per molti giocatori sta proprio nella possibile assuefazione/dipendenza. Questa si manifesta con un persistente bisogno di giocare e aumenta in modo progressivo. Con il tempo il soggetto non ha più limiti: ne con il tempo ne con il danaro! Somme sempre più cospicue vengono sottratte alla famiglia e tutto il tempo possibile si trascorre giocando, fino a distruggere la propria vita e quella dei familiari. A questo punto il giocatore è arrivato allo stadio chiamato “azzardo patologico”, una fase di grande pericolosità individuale e collettiva.
La patologia prima evidenziata è in costante aumento ed è certamente collegata al massiccio ingresso sul mercato di nuovi giochi, sempre più attrattivi. L’offerta, apparentemente innocua o addirittura ludica  di gratta e vinci, ampiamente pubblicizzati e diffusi,  complice la crisi economica,  rappresenta un’esca per milioni di persone che  inconsapevolmente  sono passati dal “tentare la fortuna ogni tanto” a forme di dipendenza più o meno grave, compromettendo seriamente la propria  sfera finanziaria, relazionale, lavorativa e psicologica. Ormai è abbastanza frequente vedere, a tutte le ore, nei vari esercizi commerciali, anziani, pensionati, casalinghe, studenti e operai che grattano compulsivamente decine di cartelle alla ricerca del colpo di fortuna! E’ una drammatica “rincorsa alla perdita” i cui effetti, a livello finanziario e clinico (sensi di colpa, autocommiserazione, depressione, rabbia) lasciano nel soggetto effetti sempre più marcati e distruttivi. Senza dimenticare la capillare diffusione delle slot machine, ormai posizionate in tutti i bar, oltre che negli appositi locali, sempre più frequentati.
Un discorso a parte merita il gioco d’azzardo via internet che, proprio per le caratteristiche della rete, assume una pericolosità ancora maggiore: il facile accesso, il poter giocare 24 ore su 24, il pagamento con carta di credito (che diminuisce il senso di colpa), l’anonimato e il poter giocare in solitudine anche durante la notte, costituiscono incentivi di non poco conto. Tutto questo contribuisce a creare quel “percorso distruttivo” che porta il giocatore alla rovina, le cui problematiche possono essere riepilogate in: psicologiche (ossessione del gioco, senso d’onnipotenze e presunzione, nervosismo, irritabilità, ansia, alterazioni del tono dell’umore, aumento dell’impulsività, tendenza alla superstizione, distorsione della realtà), fisiche (alterazione dell’alimentazione, cefalea, conseguenze fisiche dovute all’uso di sostanze come stupefacenti o alcool, insonnia, sintomi fisici dell’ansia come tremori, sudorazione, palpitazioni), sociali (danni economici, danni morali, danni sociali, danni familiari e lavorativi, isolamento sociale e difficile gestione del denaro).
Studi epidemiologici recenti sottolineano che circa la 80% degli italiani è in qualche modo interessato al gioco d’azzardo, mentre l’1-3% della popolazione adulta è affetta da Gioco d'Azzardo Patologico. Non è escluso che queste cifre possono essere ritoccate al rialzo, proprio per la difficoltà di individuare  quei soggetti che volontariamente “nascondono” il problema. I tentativi di recupero e di cura del giocatore patologico, però, non hanno mai avuto una grande risultato in ambito terapeutico; questo perché in genere il giocatore non considera il proprio “vizio” alla stregua di una malattia: egli tende a nascondere il disagio e il disastro (economico) ai propri familiari finché può. Eppure la terapia è necessaria. Esistono, per i giocatori compulsivi, dei gruppi di auto-aiuto (Giocatori Anonimi) che permettono al “novizio” di confrontarsi con persone che hanno o, hanno avuto, il suo stesso problema. A seguire è consigliabile un percorso di recupero con l’ausilio di una psicoterapia.
Cari amici, il demone del gioco non è facile da scacciare, eppure bisogna tentare di farlo, in ogni modo! Ci vuole forza e coraggio e, soprattutto, avere famiglia ed amici, pronti a dare una mano.
Grazie dell’attenzione.
Mario

mercoledì, luglio 30, 2014

MONTALBANO E LA MERAVIGLIOSA CUCINA SICILIANA: GLI ARANCINI, SPLENDIDA RICETTA, IN PARTICOLARE D’ESTATE.



Oristano 30 Luglio 2014,
Cari amici,
se è vero che la cucina sarda annovera ricette straordinarie, la Sicilia non è da meno. Ricette che, per la loro bontà, hanno contagiato il mondo e oggi sono di casa un po’ dappertutto. Una di queste è la ricetta degli “Arancini”, particolari polpette di riso, con un ripieno variabile, a seconda dei gusti individuali. La ricetta originale è quella che abbina il riso con ragù di carne (bovina e suina), formaggio e spezie. 
Uno dei principali cantori della cucina della sua isola è Andrea Camilleri, lo scrittore autore dei famosi racconti del Commissario Montalbano, magistralmente interpretato da Luca Zingaretti. Camilleri è uno scrittore innamorato della sua Sicilia e della sua cucina, capace di invogliarti, con la sua grande capacità di scrittura, ad assaggiare un piatto, anche il più sconosciuto. Lo fa attraverso  il suo alter ego, il commissario Montalbano, poliziotto serio e capace, ma anche appassionato della buona cucina e del cibo genuino e gustoso.
Nella serie del Commissario Montalbano non c’è racconto che non torni sul rituale culinario siciliano; l’ora del pasto, nei suoi  romanzi sul commissario, è sempre in evidenza: Salvo Montalbano, solo o in compagnia, si esercita in continuazione a far onore a tutte le specialità più interessanti, e lo fa con gusto così pieno, da farti venir voglia di condividere il pranzo con lui, di provare quelle specialità, che lui assapora sempre in silenzio, come in un rito sacro. Una di queste “speciali ricette”, evidenziate nel racconto “Gli arancini di Montalbano”, porta il Commissario addirittura a “trascurare” la fidanzata Livia, pur di non rinunciare alla sua passione: gli arancini, appunto. Allora, poiché vi considero curiosi come lo sono io, ecco per Voi, cari amici lettori, l’originale ricetta degli arancini siciliani, che, oltre il commissario Montalbano, potrebbero appassionare anche Voi! Ecco la ricetta.
Ingredienti per 6 persone:
un kilo di riso arborio o carnaroli, 100 grammi di burro, 100 grammi di parmigiano, una bustina di zafferano in polvere, sale q.b. Inoltre, per il ripieno: 250 grammi di macinato di manzo e 150 grammi di macinato di polpa di maiale, 4/5 cucchiai d’olio extravergine d’oliva, 100 grammi abbondanti di polpa di pomodoro (meglio se passata al Bamix), un trito di cipolle, carote e sedano, 100 grammi di pisellini surgelati, 200 grammi di scamorza tagliata a piccoli dadini, una spolverata di pepe. Per finire, gli ingredienti per la frittura (meglio se si usa la friggitrice): abbondante olio d’oliva (se si vuole friggere leggero anche di arachide), una confezione piccola di pangrattato e 200 grammi di farina.
Preparazione.
Pur essendo possibile preparare gli arancini lo stesso giorno del consumo, è preferibile predisporre la preparazione dalla sera prima. Lessare il riso in una pentola possibilmente con doppio fondo (evita che il riso possa attaccarsi) in un litro e mezzo d’acqua fredda condita con un pizzico di sale. Dopo una bollitura di circa 15 minuti (durante la cottura è meglio rimestare con cucchiaio di legno in continuazione in quanto il riso assorbe velocemente tutta l’acqua) il riso sarà al dente ed è necessario togliere il recipiente dalla fiamma,  aggiungere il burro e lo zafferano, omogeneizzando sempre col cucchiaio. Quando l’impasto è  ben amalgamato rovesciarlo su un capiente tagliere di legno, schiacciando "a torta" il composto con le mani e spolverandolo abbondantemente con parmigiano grattugiato. Lasciar raffreddare e riporre in frigo a riposare per tutta la notte. 
Terminata questa operazione dovete pensare al ripieno. Su un tegame largo versate l’olio e, quando inizia a fumare, incorporate il trito di cipolla, sedano e carote, rimestando fino a far imbiondire la cipolla; aggiungete poi il macinato facendo rosolare per bene, rimestando con cucchiaio di legno. Appena l’impasto appare dorato aggiungere il vino, il sale e il pepe, lasciando sfumare l'alcool. Aggiungere poi la polpa di pomodoro, meglio se passata al Bamix, abbassare la fiamma e coprire il recipiente con il coperchio; far cuocere il ragù per un paio d’ore, rimestando e aggiungendo, alla bisogna piccole quantità d’acqua tiepida. Un quarto d’ora prima della cottura finale (se graditi, in quanto non sono indispensabili) aggiungere i pisellini (già scottati prima in acqua salata). Se avete lavorato bene il ragù è pronto: se troppo liquido far evaporare ancora e, se necessario, regolare di sale. Anche il ragù, come l’impasto di riso, quando raffreddato verrà lasciato per una notte in frigo. Ora, per completare la ricetta, manca solo il confezionamento.
Dopo aver tolto il riso dal frigo prendete con le mani delle piccole porzioni che schiaccierete sul palmo della mano, creando nell'incavo del palmo una avallamento da riempire con il ragù e i cubetti di scamorza; con attenzione, poi, aiutandovi con entrambe le mani sigillate l’impasto, saldando gli arancini per bene in modo che il contenuto non fuoriesca. La forma originaria è proprio quella di un piccolo arancio, anche se, a volte, vengono confezionati anche con una piccola sporgenza superiore, come di una pera. Preparare con cura tutti gli “arancini”, appoggiandoli su un recipiente basso e largo. Ad operazione terminata preparate la pastella. In una terrina versare la farina, aggiungere l’acqua e mescolate bene con una frustina ricavando una pastella semi-liquida; a questo punto su un piatto piano versate abbondante pangrattato. Prendete gli arancini uno alla volta, bagnateli nella pastella e passateli, poi, nel pangrattato in modo da impregnarli per bene. Completate questa operazione per tutti gli arancini, lasciandoli riposare per un’oretta, in modo che assorbano bene sia la pastella che il pangrattato.
E' arrivata l'ora di preparare la friggitrice (o il tegame dove friggerli). Versate nel recipiente l’olio necessario (tenere presente che gli arancini debbono essere immersi totalmente nell’olio) e, quando ha raggiunto la temperatura giusta (160/180 gradi), iniziate a friggerli. Ormai siete quasi al traguardo. Calate gli arancini nella friggitrice tre o quattro alla volta e cuocete per circa 10 minuti: prima di scolarli dovranno avere un bel colore dorato (nel frattempo il formaggio all’interno si sarà fuso e amalgamato con il ragù). Scolateli bene, poggiandoli su alcuni strati di carta assorbente da cucina. Ora gli arancini sono proprio pronti per essere gustati: serviteli non troppo caldi ma tiepidi. Chi li assaggia, credetemi, non li dimenticherà più!
Cari amici, gli arancini sono anche un ottimo “piatto unico” estivo. Se la sera prima avete lavorato bene, dedicandovi a questa ricetta, quando l'indomani tornerete dal mare vi trovere con il pranzo già pronto: mettere al centro del tavolo un bel piatto di arancini (basterà passarli un attimo al microonde) e mangiateli con gusto, accompagnati da tanta verdura e altrettanta frutta! Buon appetito.

Mario

martedì, luglio 29, 2014

GLI ADOLESCENTI E IL MONDO DI INTERNET: UNA REALTÀ VIRTUALE CHE LI STA ALLONTANANDO DA QUELLA REALE E CHE CREA SERI PERICOLI DI DIPENDENZA. EVITIAMO LORO DI “CADERE NELLA RETE”!



Oristano 29 Luglio 2014
Cari amici,
ormai è quasi la regola e non l’eccezione vedere anche per strada ragazzetti poco più che bambini con il telefonino all’orecchio e con l’I-Pad o il tablet sottobraccio. Il mondo di Internet è ormai entrato prepotentemente nella nostra vita, a partire proprio dai primissimi anni di vita. “Generazione Internet” è definita la gioventù di oggi: figlia di quell’evoluzione informatica, certamente fonte di progresso, ma anche di grande pericolo; dobbiamo stare molto attenti a fare “buon uso della “Rete”, come il nuovo strumento informatico è ormai definito, così come dovremmo fare prudente e corretto uso di ogni novità che si inserisce nella nostra vita.
Non vorrei che questa mia affermazione Vi facesse pensare che io sia convinto che il progresso non deve avanzare: la mia riflessione non è sulla validità del progresso, certamente utile e necessario, ma sull’uso – spesso improprio – che di questo progresso  spesso si  fa. Mi riferisco in modo particolare alle incredibili novità portate da Interne nel mondo della comunicazione. 
Una volta la comunicazione interpersonale era in grandissima parte fatta “de visu”, da persona a persona: in piazza, come nei locali di ritrovo, negli stadi, in casa nostra e in quella di amici. Tutti questi luoghi erano posti eccellenti per dialogare, comunicare, ma sempre di persona. Il telefono, la radio, la TV e la corrispondenza per lettera e cartolina erano mezzi aggiuntivi, mai sostitutivi della comunicazione fisica. Oggi, invece, la comunicazione reale, fisica tra le persone, l’incontro personale, stanno diventando sempre più minimali, relegati ad optional. La massa delle comunicazioni avviene in modo virtuale, via computer e cellulare.
Sono soprattutto i giovani ad usare in modo massiccio questi nuovi strumenti, prendendo d’assalto con computer, telefonini e tablet i social network, dimenticando il vecchio stile comunicativo. 
Da Facebook a Twitter, da IRC alle chat, Internet offre lo spunto alle giovani generazioni per nuove opportunità di "contatto virtuale" e questo nuovo modo di comunicare sostituisce sempre più spesso il dialogo e l’incontro fisico; comunicare virtualmente da casa rallenta anche le usuali attività sportive, le passeggiate e le uscite all’aria aperta. Il pericolo maggiore, derivante da questi mezzi di comunicazione via web è che creano "assuefazione": la Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS) ha lanciato l’allarme “Retomania”, una nuova forma di dipendenza, la cosiddetta internet-dipendenza o anche Internet Addiction Disorder (I.A.D.). Soprattutto nelle giornate poco favorevoli a stare all'esterno i giovani navigatori prendono d’assalto i social network: non più incontri reali, in casa dell’uno o dell'altro, in palestra o al bar, ma isolati, rinchiusi nella propria cameretta, a chattare su Facebook o Twitter.
La triste realtà, cari amici, è che Internet e social network oggi vengono di gran lunga preferiti a sport e attività all’aria aperta! Per i bambini e per i ragazzi, le “Piazze virtuali” sono diventate più interessanti di quelle reali. La dipendenza da Internet, in particolare dei Social Network, tra gli adolescenti si sta rivelando un grave problema di salute pubblica in tutto il mondo, come afferma il dottor Piercarlo Salari, pediatra di consultorio a Milano e componente SIPPS. La I.A.D. può determinare una serie di conseguenze sociali e sanitarie negative: dal basso rendimento scolastico allo scarso rapporto con la propria persona, fino all’ansia e alla depressione. E’ necessario proteggere i ragazzi dai pericoli e dall’abuso della rete! La “Retomania” è un male insidioso, che ha già messo in pericolo anche lo stile di vita degli adulti, i quali, a causa del troppo tempo passato a navigare, trascurano le relazioni sociali ed il lavoro modificando in modo dannoso sia il ciclo del sonno che le proprie abitudini alimentari”.
E’ triste constatare che la realtà virtuale si sta impossessando in modo subdolo di quella reale. Esiste il concreto pericolo che l’abuso di Internet possa crare confusione tra la vita reale e la vita virtuale. Una recente ricerca che coinvolge bambini e genitori, promossa da Save the Children, in partnership con Centro Sportivo Italiano (CSI) e Unione Italiana Sport Per Tutti (UISP), ha rilevato che 1 minore su 4 non fa moto e sport nel tempo libero; ha accertato inoltre che 4 ragazzi su 10 si muovono in auto anche per raggiungere luoghi poco distanti da casa, pochi (24%) si muovono a piedi, ancora meno (9%) in bici. La cosa più preoccupante e che il 73% dei ragazzi esce sempre di meno e sta, invece, molto di più in casa nel tempo libero. Questo accentua l’uso esagegerato e pericoloso della comunicazione via Web.

La Rete, insomma, è diventata oggi il “luogo ideale” in cui ricercare amici o relazioni sentimentali e che consente di superare il limite delle relazioni della vita reale. 
Ore e ore chini sul computer creano dunque quei “comportamenti a rischio” di cui parlavamo prima, capaci di far trascurare sempre di più la reale vita di relazione. Tutto questo si somma alle potenzialità psicopatologiche della Rete: dalla capacità di indurre sensazioni di onnipotenza (vincere le distanze e il tempo) fino ad arrivare al cambiamento della personalità e dell’identità. Si, perché nel mondo di internet lo spazio/tempo non esiste più e la Rete permette a tutti di realizzare quello che nella vita reale non è possibile fare. Nelle chat le frontiere non hanno più confini ed è possibile parlare tra gruppi numerosi in “stanze” che la realtà difficilmente renderebbe disponibili. Pur nell’apparente realtà il mondo della rete è solo “virtuale”, dove è possibile modificare l’età, la professione e perfino il sesso: si tratta, insomma, di una vera e propria recita, in quell’immenso, enorme teatro on-line.

Nei giorni scorsi lo stesso Papa Francesco ha definito la rete “dono di Dio”, che aiuta a sentirsi più vicini e offre maggiori possibilità di incontro e di solidarietà tra tutti. Ma – ha ammonito il Pontefice– non basta passare lungo le ‘strade’ digitali, cioè semplicemente essere connessi: occorre che la connessione sia accompagnata dall’incontro vero. Non possiamo vivere da soli, rinchiusi in noi stessi”.
Retomania, dunque, insidiosa malattia. Dalla subdola dipendenza dalla Rete, però, volendo si può comunque guarire: partendo da un uso seriamente controllato e limitato. In particolare è necessario limitare ad una/due ore la quantità di tempo da passare quotidianamente on line; inoltre bisogna integrare le attività in Rete con quelle da svolgere realmente insieme ad altri, come acquisti, svaghi o relazioni sociali; mai sostituire la socializzazione reale con quella virtuale. Se poi questo non bastasse non dobbiamo avere timore di chiedere un aiuto competente, ove ci accorgessimo di sentire in modo incontrollabile l'impulso di collegarci in rete con gli amici virtuali.
Cari amici, la comunicazione nel tempo è cambiata in modo incredibile: ai luoghi d'incontro, alle piazze reali della nostra infanzia dove abbiamo svolto una miriade di giochi con i nostro coetanei, si sono sostituite mille piazze virtuali che possiamo raggiungere stando comodamente seduti sulla nostra poltrona preferita. Una cosa è certa, però: alla nostra grande gioia che provavamo con lo "stare insieme", condita anche di bisticci, zuffe, e scontri anche fisici con i compagni, oggi si è sostituita l’arida, caotica e solitaria comunicazione virtuale, che mai e poi mai potrà sostituirsi a quella reale, essendo solo una labile, pallida e asettica "brutta copia" della vita reale, che ci farà sentire sempre più soli. Pensiamoci!
Grazie, amici, della Vostra sempre gradita attenzione.
Mario 



lunedì, luglio 28, 2014

UNO STRAORDINARIO PIATTO ESTIVO: IL POLPO CUCINATO CON LA BIRRA !



Oristano 28 Luglio 2014
Cari amici,
la cucina estiva, soprattutto alle nostre temperature piuttosto caldo-umide, presuppone cibi serviti a tavola non caldi ma possibilmente a temperatura ambiente, cucinati magari il giorno prima e poi messi in frigo a riposare. Una delle ricette estive che fin da giovane ha avuto il potere di entusiasmarmi è il polpo cucinato con una bevanda che normalmente non è usuale in cucina: la birra! 
Si, proprio la birra, bevanda che d’estate, fresca e spumeggiante, ristora e calma la sete nelle giornate particolarmente calde.
Il mio primo approccio con il polpo cucinato con la birra fu ad Alghero, a casa di un caro amico (collega e compare) che aveva un fratello commerciante nel settore della pesca. Ospiti a casa sua ad Alghero, considerato che quel giorno non era stato possibile cucinare altri pesci più pregiati, la scelta cadde proprio su alcuni bei polpi appena pescati, con i quali facemmo, davvero, un ottimo pranzo. Mentre chiacchieravamo in cucina la mia curiosità fu attratta subito dagli ingredienti che venivano preparati per cucinare quei bei polpi: non solo la solita cipolla, sedano, carota, aglio, olio e peperoncino ma vidi aggiungere anche due belle bottiglie di birra Ichnusa. Cercai, con la mia solita curiosità, di non perdermi nessuna delle fasi culinarie che furono portate avanti e, con mia grande sorpresa alla fine potrei constatare, durante il pranzo, che il polpo cucinato era ottimo: una ricetta davvero eccezionale!
Oggi ho deciso di riportarla sul blog questa bella ricetta, consigliandovi di provarla: in questo periodo estivo sarà una vera delizia, che potrete usare sia come antipasto che come condimento per il primo, come secondo consumato freddo oppure come contorno per accompagnare una bella grigliata di pesci alla brace. Ecco per Voi la bella ricetta.

Ingredienti per 4 persone: 2 o 3 polpi per un peso di circa un kilo e mezzo, due belle cipolle bianche, due costole di sedano, due carote, uno spicchio di aglio sardo, un trito di prezzemolo, due o tre cucchiai d’olio, un bel peperoncino piccante, una o due bottiglie di birra (possibilmente sarda come l’Ichnusa) e un limone.
Istruzioni per la preparazione. Preparare i polpi (prima di lavarli sbatterli a dovere per rompere le fibre se freschi, se scongelati non hanno bisogno di questo trattamento) e lavarli accuratamente, provvedendo successivamente a pulirli eliminando le interiora, il becco e alcune parti dure; tagliare poi i polpi a tocchetti e mettere il tutto in una terrina spruzzandovi sopra del succo di limone. Tritare finemente la cipolla, l’aglio, il peperoncino, la carota e il sedano; in una casseruola larga versare l’olio, e appena caldo aggiungere i triti preparati, mescolando con un cucchiaio di legno. Non appena la cipolla inizia a dorare aggiungere il polpo e rosolare  velocemente a fuoco vispo, rimestando per qualche minuto con il cucchiaio di legno. Quando il polpo avrà iniziato a togliere fuori la sua acqua aggiungere la birra e attendere l’ebollizione prima di coprire con il coperchio la casseruola. La cottura, che durerà circa 60 minuti, sarà fatta a fuoco lento e sorvegliata (rimestando più volte) per evitare che i polpi si asciughino, aggiungendo, di volta in volta, piccole quantità di birra. Come potete osservare non abbiamo parlato di aggiungere sale, in quanto l’acqua contenuta nel polpo è già sufficientemente salata.
Dopo aver constatato che il polpo è diventato tenerissimo è necessario restringere il sughetto a casseruola scoperta, alzando la fiamma, lasciando asciugare fino al raggiungimento della consistenza desiderata. Spegnere la fiamma, spolverare con abbondante prezzemolo tritato e coprire con il coperchio. Dopo una mezzora di riposo il polpo è pronto per essere servito a tavola: sia come antipasto (accompagnato da crostini abbrustoliti) che come ingrediente principe per una spaghettata, cosi come anche per essere consumato come secondo, solo o come accompagnamento di altri pesci (arrosto o lessati). Per gli amanti del “piatto freddo” la pietanza si presta egregiamente ad essere consumata l’indomani: il sugo si amalgamerà meglio esaltando ancora di più il sapore dell’insieme!
Cari amici, il polpo è un alimento da me molto gradito; un po’ di tempo fa su questo blog ho riportato una bella ricetta per i moscardini, stupendi polpicini dal sapore straordinariamente gustoso! Ora provate questa ricetta che è ugualmente meravigliosa e vi farà assaporare il gusto ed il profumo del mare in modo straordinario. Vi faccio una promessa: tra qualche giorno, per gli amanti dei pomodorini ciliegino, riporterò un’altra ricetta, sempre riferita al polpo e anch’essa davvero interessante, e soprattutto…sempre con l’utilizzo dell’ottima birra sarda!
A presto!
Mario