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sabato, febbraio 28, 2015

HOMEFULL: UN PROGRAMMA DI COABITAZIONE POSSIBILE TRA GIOVANI MIGRANTI E ANZIANI. UN INNOVATIVO ESPERIMENTO DELLA REGIONE LAZIO.



Oristano 28 Febbraio 2015
Cari amici,
se è vero che cambiare è “un po’ anche morire”, è anche vero che trascorrere gli ultimi anni in solitudine è certamente  di una tristezza unica. Nel nostro Paese, che statisticamente invecchia e non si rinnova, gli anziani soli sono sempre più numerosi. A questo si contrappone un numero crescente di giovani extracomunitari che raggiungono l’Italia, a causa delle impossibili condizioni esistenti nei loro Paesi. Il costante aumento di questi due problemi, difficili da risolvere per gli uni e per gli altri (alla solitudine dei primi si contrappone la grande difficoltà per i migranti di trovare spazi abitativi), ha indotto la Regione Lazio a lanciare un programma sperimentale di “Coabitazione” tra i giovani migranti, provenienti dai centri d’accoglienza e privi di alloggio, e i numerosi anziani soli residenti a Roma. Per la prima volta in questo territorio l’Ente pubblico cerca una soluzione valida, capace di venire incontro, in maniera strutturale, ad ‘esigenze e sofferenze diverse’: da una parte lenire i disagi conseguenti alla migrazione forzata e dall’altra mitigare la solitudine che accompagna gli anziani soli.
Attraverso un bando, chiamato “Innova”, l’Assessorato alle Politiche Sociali Sicurezza e Sport della Regione Lazio, ha lanciato il progetto sperimentale “Homefull”, che prevede l’accoglienza in casa, da parte degli anziani, di giovani migranti. La pratica attuazione dell’iniziativa è stata affidata alla Cooperativa Programma Integra, la cui Presidente, Valentina Fabbri, intervistata, afferma: “Programma Integra, che è la cooperativa che gestisce il progetto Homefull, ha voluto presentare un progetto innovativo basato su una nuova esperienza di co-housing intergenerazionale; quindi cercando di unire i bisogni dei giovani migranti in uscita dai percorsi di accoglienza, con i bisogni degli anziani residenti nella città di Roma, che spesso si ritrovano a combattere contro la solitudine, contro la noia e contro la difficoltà di svolgere piccole faccende domestiche”.
Valentina Fabbri, persona attiva e dinamica, aggiunge ancora: “Da questo presupposto è nato il progetto Homefull, il nome stesso è un’antitesi di Homeless: pieni di casa, proprio perché volevamo dare l’idea che quello che stavamo cercando di fare: trovare un nuovo modo dell’abitare al di là del contratto d’affitto che il cittadino straniero ricerca una volta uscito dal percorso di accoglienza; ma un nuovo modo di abitare, che oltre ad aiutare il migrante a trovare affitti sostenibili e alloggi adeguati, aiuti anche un’altra fascia di popolazione fragile qual è appunto l’anziano”.
L’ambizioso programma è stato strutturato in modo razionale. Sono state già avviate le selezioni dei giovani da collocare nelle case degli anziani, scelti in base alla loro conoscenza della nostra lingua, oltre alle altre caratteristiche necessarie per facilitare l’inserimento. I ragazzi sono delle più diverse nazionalità: Afghanistan, Gambia, Costa D’Avorio, Bangladesh. Il progetto è gestito in collaborazione con la Cooperativa sociale Meta, che si occuperà, invece, di individuare gli anziani disponibili e adatti a questo tipo di coabitazione. Sia i giovani migranti che gli anziani romani usufruiranno di formazione permanente alla coabitazione e di tutoraggio continuo, un sostegno questo che è una delle caratteristiche, e al tempo stesso una garanzia, dell’efficiente strutturazione del progetto Homefull.
Il passo successivo all’inserimento sarà quello della necessaria socializzazione-integrazione; il progetto, infatti prevede anche che gli anziani inizino da subito a socializzare, a conoscersi vicendevolmente con i giovani nuovi ospiti. Per testare senza grossi rischi il progetto, gli esperimenti iniziali sono stati limitati a cinque (5) coppie: un numero molto basso, ma proprio perché è una sperimentazione, è necessario testarne la concreta fattibilità e gradimento. “L’anziano, sicuramente autosufficiente, alla fine del percorso iniziale di istruzione, se favorevole metterà a disposizione una stanza o una stanza con bagno per ospitare il nuovo coabitante – specifica la Presidentessa della Cooperativa Valentina Fabbri – e all’anziano sarà riconosciuto un piccolo indennizzo per le nuove spese dovute al nuovo inquilino. Noi pensiamo possa essere una buona occasione per entrambi, per il migrante che può trovare un conforto di tipo familiare, e per l’anziano che potrebbe avere un sostegno e iniziare una nuova fase della sua vita”.
I primi giovani migranti selezionati dalla Cooperativa Programma Integra sono 60 uomini e 5 donne, quasi tutti in possesso di un permesso di soggiorno per asilo o protezione sussidiaria; a breve si svolgeranno le selezioni degli anziani, a cura della Cooperativa Meta Onlus, e successivamente si entrerà nel vivo delle attività progettuali, dando avvio alla fase di formazione e di incontro tra i partecipanti.
Cari amici, l’interessante e soprattutto innovativa sperimentazione è praticamente partita. Io penso che potrà, davvero, portare al raggiungimento di buoni risultati. Ormai anche il nostro Paese è diventato multietnico e multirazziale, e soffre in particolare di quella necessaria carenza di “rinnovo”, di ricambio, che le nascite sempre più scarse non soddisfano con la conseguenza che gli anziani, sempre più longevi, sono anche sempre più soli. Il progetto nasce proprio in questa logica: stabilire un buon contatto generazionale tra vecchie e nuove generazioni, sfruttando nel modo migliore le reciproche esigenze. Inutile negarlo: per quanto inizialmente difficile, quando è necessario bisogna rassegnarsi a... fare di necessità virtù!
Ciao, a domani.
Mario


venerdì, febbraio 27, 2015

LA SARDEGNA E IL LAVORO CHE NON C’È: YOUTH-UP, UN PROGETTO PER STIMOLARE L’AUTOIMPRENDITORIALITÀ DEI GIOVANI, FINALIZZATA ALLO SVILUPPO DEL TERRITORIO.



Oristano 27 Febbraio 2015
Cari amici,
‘eppure qualcosa si muove’, potremo dire parafrasando un antico detto! La battuta è riferita ad un nuovo interessante progetto, promosso in Sardegna dalle Province di Nuoro, Cagliari, Carbonia-Iglesias e Oristano, con la partnership della Cooperativa Sociale Lariso e dell’Associazione culturale YOUrope Sardinia. Lo scopo è quello di orientare e sostenere l’autoimprenditorialità dei giovani, finalizzata allo sviluppo del territorio.
Se in Italia la situazione del lavoro giovanile è notoriamente critica, in Sardegna risulta addirittura drammatica, in larga parte frutto della crisi economica globale che vede l’Isola particolarmente penalizzata rispetto alle altre Regioni. La disoccupazione giovanile ha ormai raggiunto livelli di criticità da record, creando e successivamente rafforzando quel drammatico sentimento pessimista che scoraggia i giovani anche a proseguire negli studi, oltre che nella ricerca di un introvabile lavoro. Ecco, il progetto YOUth UP nasce proprio per cercare di mitigare questo malessere, creando o ricreando dei nuovi stimoli, capaci di (ri)avvicinare i giovani al mercato del lavoro e stimolandoli a mettersi in gioco con nuove idee e nuove competenze.
Questo interessante “percorso sardo” di sostegno all’imprenditorialità giovanile, ricalca la stessa filosofia delle diverse politiche europee in atto (cito ad esempio Youth Corner e Youth Guarantee), finalizzate all’incentivazione di attività imprenditoriali innovative, come valido strumento per uscire dalla crisi. Tutte iniziative che cercano di far emergere nei giovani la “Voglia di agire”, lo spirito di iniziativa, la propensione al rischio: in sintesi stimolare nei soggetti preparati e validi la capacità imprenditoriale, anzi, ancora meglio, l’autoimprenditorialità. E la Sardegna, non vi è dubbio, ha un gran bisogno di iniziative di questo tipo, considerato l’alto numero di giovani qualificati che non trovano lavoro. Il progetto YOUth UP è nato proprio per scovare i tanti giovani talenti dell’innovazione, che nell’Isola certamente ci sono, fornendo loro gli strumenti teorici e pratici di base per la creazione di un’impresa valida.
Scopo finale, dunque, quello di stimolare le capacità latenti e favorire la creazione di imprese nel campo sociale e culturale, attraverso la messa in campo di idee innovative e in grado di rilanciare il territorio e coinvolgere la collettività. Il percorso ipotizzato è quello di utilizzare al meglio la presenza sul territorio regionale di un alto numero di beni identitari. Utilizzarli mettendo a frutto la creatività e l’inventiva dei giovani, permetterà la promozione e la valorizzazione di queste risorse, rendendole fruibili ad un numero sempre maggiore di persone, oltre che creare occasioni di sviluppo sostenibile. Altro scopo insito nel progetto è quello di promuovere l’importanza della cittadinanza attiva, stimolando la riflessione dei partecipanti sul loro ruolo nella società e sull’importanza del coinvolgimento della Comunità locale nella costruzione di nuove opportunità di sviluppo.
Se l’iniziativa riuscirà a diffondere tra i giovani sardi la cultura d’impresa, stimolando la progettualità locale per rilanciare il territorio e con positive ricadute sulle diverse Province, il progetto avrà sicuramente raggiunto il suo scopo. I partecipanti, alla fine del progetto, saranno in grado di utilizzare i Business Plan formulati e gli altri strumenti di progettazione per ideare e mettere in pratica un’attività imprenditoriale. Protagonisti attivi saranno i giovani tra i 17 e i 26 anni, residenti nelle Province di Nuoro, Cagliari, Carbonia-Iglesias e Oristano. YOUth UP coinvolgerà studenti, neodiplomati, neolaureati, lavoratori, inoccupati e disoccupati.
Il progetto prevede complessivamente lo svolgimento di 12 incontri territoriali: 2 InfoLAB e uno SkilLAB per ognuna delle 4 province coinvolte e consente la partecipazione a circa 700 giovani. Durante questa prima fase i partecipanti verranno guidati nella presentazione in gruppo delle loro idee di riqualificazione e messa in rete di uno dei beni identitari presenti nei territori coinvolti. Tutti coloro che avranno preso parte agli InfoLAB e allo SkilLAB potranno accedere al concorso “La formula per il domani”.
I ragazzi avranno alcuni giorni per affinare i loro Business Plan, supportati dai tutor di progetto. I B.P., una volta ultimati, verranno valutati da una giuria di esperti che selezionerà i 10 migliori lavori che parteciperanno alla conferenza di premiazione finale. Durante la conferenza potranno presentare il loro progetto ed essere selezionati per uno dei 3 premi previsti dal progetto. I 3 gruppi vincitori riceveranno un premio in denaro che potrà essere utilizzato per la realizzazione dell’idea progettuale o per lo svolgimento di un periodo di stage.
Cari amici, devo dirvi che il progetto mi piace molto. Sono certo che darà, finalmente, una scossa alla tanta apatia che ormai sembra aver contagiato tutta la Sardegna. I giovani, a mio avviso, saranno felici ed orgogliosi di occuparsi dei Beni Identitari presenti nel proprio territorio, elaborando progetti capaci di valorizzarli e ponendosi come trait d’union tra le idee e la loro realizzazione pratica, attraverso la creazione di un’impresa nel campo sociale e culturale. Questo è il vero obiettivo del progetto “YOUth UP”. La prima fase di Infolab è già partita (proprio in questo mese di Febbraio) con il coinvolgimento dei 700 ragazzi partecipanti, residenti nelle province coinvolte. Quattro Infolab si sono già tenuti e il quinto, a breve, sarà ospitato dall’IIS “F.Ciusa” di Nuoro. Entusiasti i ragazzi partecipanti!
«Bellissima iniziativa. Le attività sono state divertenti e ci hanno fatto conoscere un modo di imparare che prima non sapevamo nemmeno esistesse»; «creare il nostro prodotto, vederlo nascere e funzionare è stato davvero emozionante. Non vedo l’ora che inizi la seconda fase per inventare qualcosa di nuovo». Queste sono solo due delle testimonianze dei ragazzi partecipanti, in grado però di riassumere perfettamente la voglia di novità e lo spirito di intraprendenza che hanno dimostrato durante questa prima parte del progetto.
YOUth Up, cari amici, rappresenta un’importante occasione per tutti i giovani che vogliono essere protagonisti attivi del loro futuro e del loro territorio, che vogliono affacciarsi al mondo dell’imprenditoria in modo consapevole e responsabile, ma al tempo stesso creativo.
Ciao a tutti.
Mario


giovedì, febbraio 26, 2015

CULTURA SARDA IN SALSA AFRO-BARBARICINA! UN SENEGALESE HA RACCOLTO L’EREDITÀ DI TZIU ANTONI CUCCU, CULTORE DELLE NOSTRE GARE POETICHE.



Oristano 26 Febbraio 2015
Cari amici,
la storia di Cheick Tidiane Diagne e di tziu Antoni Cuccu è una di quelle storie che meritano di essere raccontate. Tziu Antoni era un vero cultore della lingua sarda e della nostra poesia estemporanea in particolare. Libraio fattosi editore, con la sua vecchia Bianchina, girava la Sardegna nell’intento di raccogliere e tramandare le gare poetiche sarde. La sua era una di quelle passioni, che sarebbe meglio definire amore, per la nostra lingua e per la nostra cultura, che voleva promuovere e divulgare attraverso la stampa di piccoli libretti di poesie. Quando anche per tziu Antoni Cuccu arrivò la fine, la sua biblioteca corse il serio pericolo di andare perduta, magari bruciata, come spesso accade per le cose inutili che non trovano l’appassionato che intende raccoglierle per tramandarle.
Per la sua biblioteca, però, arrivò quasi inaspettata la salvezza: un angelo nero, quasi per un improvviso miracolo, riuscì a salvarla! il suo nome è Cheick Tidiane Diagne, un migrante senegalese sbarcato sulla nostra Isola negli anni '90. Prima di raccontarvi la miracolosa storia di questo salvataggio, permettetemi una piccola riflessione. Cultura e lingua sarda sono ancora oggi, dopo decenni di dibattiti, di convegni, di disegni di legge regionali e nazionali, ancora oggetto di solo dibattito, che non approda da nessuna parte, senza sortire esito alcuno.
Eppure, a detta di Francesco Alziator, il più grande etnografo e docente di tradizioni popolari della Sardegna, la lingua à il miglior indice della profondità della penetrazione di una cultura e di conseguenza anche delle tradizioni e del sapere popolare. 
Trascurare dunque la lingua è come “tagliarla”, privare il suo popolo delle sua espressione, della sua cultura, del suo passato. È necessario, pertanto, che chi è preposto alla difesa del popolo sardo (in particolare chi governa la nostra Regione) metta in atto ogni possibile azione perché la nostra lingua, che fortunatamente non si è persa in tanti secoli di dominazione straniera, così come le nostre antiche e nobili tradizioni, non vadano perdute ma salvaguardate e tutelate. Fatta questa necessaria precisazione ecco la storia del miracoloso intervento che ha salvato dall'oblio un nostro prezioso patrimonio culturale.
Cheick Tidiane Diagne, è un giovane senegalese che sbarca in Sardegna all'inizio degli anni ’90. Come è arrivato nell'Isola lo racconta volentieri Lui stesso: "Sono arrivato a Nuoro in un pomeriggio d'Agosto del 1992 col trenino da Macomer; fuori dalla stazione, ho incontrato un uomo anziano e col mio francese, misto con qualche parola d'italiano, gli ho chiesto di indicarmi dove potevo trovare i miei connazionali. Il vecchio mi ha guardato, mi ha preso per mano e mi ha portato in via Lamarmora dove si trovavano i senegalesi. Si chiamava Antonio Cuccu. Da quel giorno è nata la nostra amicizia e la mia scoperta del suo incredibile lavoro".
Tziu Antoni Cuccu, come accennato prima, è un cacciatore di poesie. "Mio padre - racconta il figlio Vittorio - ha fatto un po' di tutto. Ha lavorato in miniera, ha fatto il pastore, l'agricoltore: insomma i soliti mestieri che si fanno qui in Sardegna. E' stato anche in Germania. Quando eravamo piccolini, a me e mia sorella ci portava in bici alle gare poetiche". L'editore? "All'inizio lo faceva così a tempo perso. Aveva poco e niente da vendere: come faceva qualche soldo, andava in stampa e faceva dei nuovi libretti. Così, mano a mano, è andato avanti".
L’incontro tra l’editore-poeta sardo e il suo futuro erede senegalese, fulmina entrambi. In tempi brevi la conoscenza si trasforma in una splendida amicizia, fatta di un grande amore per la cultura, bene universale, senza barriere. In effetti Cheick Tidiane Diagne e un uomo colto: laureato in economia, è padrone di ben quattro lingue: oltre l’italiano, parla correntemente il francese, l’arabo e lo wolof.
Cheick è affascinato dalla tenacia e dalla passione di tziu Antoni che, infaticabile, percorre in lungo e in largo la Sardegna per trasmettere l'antica cultura sarda, per tramandarla, per rendere edotti i giovani del nostro antico sapere. Per il giovane ragazzo dalla pelle scura il vecchio Antoni è un personaggio straordinario, fuori dal comune, che considera la sua scarna biblioteca quasi un’università dell’antica sapienza dei Sardi. La sua è una biblioteca povera ma allo stesso tempo ricca di fascino, che sa di sapere antico, e che Egli ritiene necessario tramandare alle nuove generazioni.
Girano insieme l’Isola, da costa a costa, seguendo le tracce delle ultime gare poetiche sarde (sempre più rare): quell'antica e sfuggente tradizione orale, che tziu Antoni, imperterrito, vuole conservare, fermandola sulla carta. Nel tempo ha stampato i suoi libretti di poesie anche col ciclostile, che poi, con la sua vecchia Bianchina, distribuiva per fiere e mercati. Ma l’uomo è già vecchio ed il peso degli anni si fa sentire. Un triste giorno tziu Antoni muore, angosciato per il futuro dei suoi preziosi libri. "In Africa, quando un vecchio muore è una biblioteca che brucia", afferma pieno di dolore Cheick, non rassegnandosi alla morte del suo amico tziu Antoni.
Ma il destino ha deciso che la biblioteca non brucerà, non morirà con il suo libraio editore, e sopravviverà proprio grazie a Cheick. La stima del giovane senegalese per tziu Antoni, da profonda amicizia si era trasformata in affetto filiale, verso l’uomo che così amabilmente lo aveva accolto all’arrivo a Nuoro, e sarà proprio Lui a dare un futuro a quei libri tanto preziosi. Dopo la morte dell’uomo il certosino lavoro di diffusione culturale si ferma, ma solo temporaneamente. Non molto tempo dopo, infatti,  Cheick riceve una telefonata dalla vedova di tziu Antoni. 
Lo scopo della chiamata si rivela subito: «Perché – dice la vedova a Diagne – ora che lui non c’è più non ti occupi tu dei libri di mio marito?». A Diagne non sembra neanche vero: per lui la proposta è un piccolo grande sogno che si realizza. Accetta di buon grado, deciso a continuare orgogliosamente la sfida del vecchio. Recupera il patrimonio di libri del suo amico e mentore, e comincia, come lui, a venderli in giro per tutta la Sardegna.
Per quanto l’opera venga proseguita da un non sardo, anzi da un ragazzo di colore, è subito un successo: pur con grande curiosa meraviglia degli acquirenti Diagne riesce a vendere con facilità, facendosi conoscere e voler bene. «Vorrei proseguire il lavoro di tziu Antoni nel campo dell’editoria in sardo – spiega – e vorrei stampare due suoi libri. Il primo “Sa canzone de Flora” di Bartolomeo Serra e “La tigre d’Ogliastra” di tziu Antoni. Seguendo l’esempio di tziu Antoni vorrei stampare queste poesie della tradizione. Questo è ciò che lui mi ha insegnato».
La buona volontà del senegalese, diventato sardo di adozione, c’è, ma mancano i soldi necessari per la stampa: di euro ne basterebbero duemila. Per trovare la somma necessaria alla stampa dei due libri, si è subito creata una mobilitazione popolare che già viaggia nei meandri di internet. È una raccolta fondi on line, nata all'interno di un progetto chiamato “Fqts”, finanziato dalla Fondazione con il Sud. Lo stesso progetto che ha finanziato anche un cortometraggio sulla vita di Diagne. Chi volesse dare il suo contributo alla nuova scommessa può accedere al sito www.produzionidalbasso.com  alla voce project-Diagne e la sua biblioteca.
Cari amici, potrei aggiungere tante cose, ma non voglio commentare oltre. Per secoli siamo stati dominati da popoli che hanno voluto, in tutti i modi, stracciare la nostra cultura per imporci la loro. Oggi è la prima volta che prendo atto che uno straniero gira in lungo e in largo la nostra terra per trasmettere e tramandare la nostra cultura e le nostre tradizioni. Un vero miracolo!
Grazie, caro Cheick Tidiane Diagne, per amare in questo modo la nostra terra.
Mario


mercoledì, febbraio 25, 2015

EDUCARE IL CANE O IL PADRONE? LA CASSAZIONE FISSA LE REGOLE DI BUONA EDUCAZIONE PER I PROPRIETARI DEGLI ANIMALI.



Oristano 25 Febbraio 2015
Cari amici,
dovevamo proprio arrivare in Cassazione per stabilire le regole della buona educazione per i proprietari dei cani, sempre più numerosi ma anche sempre più menefreghisti! Non si può essere egoisti e presumere che i propri diritti abbiano la prevalenza su quelli degli altri: rispetto chiama rispetto, ma così spesso non è. Una recente sentenza della Corte di Cassazione, nel prendere atto che certi atti compiuti da questi animali possono danneggiare i beni altrui, ha emesso una innovativa sentenza. Vediamo di ripercorrere insieme l’iter della vicenda che ha portato la Cassazione a pronunciarsi.
Un uomo proprietario di un cane viene citato in giudizio dal proprietario di un edificio, dichiarato di notevole interesse storico architettonico, ubicato nel centro di Firenze, per aver imbrattato la facciata dell'immobile permettendo al suo cane di orinarvi sopra. Il giudice di pace presso il quale era stato citato l’uomo, accolse le ragioni del proprietario del palazzo, mentre nel giudizio successivo il Tribunale di Firenze diede ragione, in appello, al padrone del cane.
Il giudice del Tribunale fiorentino, nel dare ragione al proprietario del cane, gli riconosceva la buona fede, ovvero il mancato intento di imbrattare il muro, in quanto non avrebbe di certo potuto “orientare il bisogno fisiologico del cane”. Inoltre, a maggior discolpa, era munito di una bottiglietta d'acqua, che ha utilizzato per ripulire l'urina del cane, come la stessa persona offesa aveva riconosciuto. Inoltre non poteva essere provato che il muro, già piuttosto malandato, fosse stato effettivamente rovinato dall'urina del cane. Per tutte queste ragioni il ricorrente si vide respingere la richiesta in quanto ritenuta infondata.
Nel successivo ricorso in Cassazione i giudici della Suprema Corte, emettendo la sentenza n. 7082/2015 hanno cercato di mettere un punto fermo sul comportamento che i proprietari di cani devono tenere quando portano a spasso i propri animali. Prima di tutto, essi devono fare in modo che i cani non sporchino i beni altrui, come i muri degli stabili che si affacciano sulla pubblica via o i veicoli che vi sostano. Pur condividendo le argomentazioni del Tribunale, che non aveva riconosciuto nel proprietario del cane né un delitto di dolo (art. 638 comma 2 Codice penale), ossia di volontà di imbrattare, né tantomeno quello di colpa cosciente, cioè di astensione dall'agire doveroso di rimediare a un danno provocato anche involontariamente, la Corte ha voluto esprimersi per indicare le giuste regole che i padroni degli animali debbono rispettare.
Affrontando la questione, la Corte, esulando dal caso specifico, ha precisato che il problema "coinvolge interessi diffusi nella vita quotidiana nella quale si contrappongono i diritti e gli interessi di milioni di persone divisi tra la legittima tutela dei beni di proprietà e la posizione di chi accompagna animali da compagnia sulla pubblica via. Si tratta di rapporti, interessi ed esigenze talvolta contrapposti che si inseriscono in un più ampio quadro di convivenza, di rispetto civile, di tolleranza ma anche di malcostume di fronte ad un fenomeno che non può essere sottaciuto in quanto parte della realtà quotidiana soprattutto nei grandi agglomerati urbani".
Stante l’ampiezza del problema la Cassazione nella sentenza ha ritenuto di stilare un breve “Vademecum” per chi conduce il proprio animale domestico sulla pubblica via, "non essendo ipotizzabile che l'animale sia costretto a espletare i propri bisogni fisiologici all'interno di luoghi di privata dimora". Ecco le regole, indicate in sentenza, che il proprietario deve cercare di rispettare per non incorrere in spiacevoli conseguenze:
a. vigilare attentamente i comportamenti del cane;
b. limitare anche la libertà di movimento dell’animale con l'aiuto di un guinzaglio;
c. tentare di farlo desistere, quantomeno nell'immediato, dall'azione di espletare i propri bisogni, se quest'atto comporta l'imbrattamento di beni altrui;
d. intervenire coscienziosamente per rimediare all'imbrattamento, rimuovendo le feci del proprio cane o ripulendone l'urina con dell'acqua.
In caso contrario, hanno sentenziati i Giudici, il proprietario poco vigile e coscienzioso si dovrà far carico delle conseguenze. Al proprietario, infatti, che non si attenga a una condotta corretta può essere imputata un'attività di "malgoverno del rischio stesso dipendente da disattenzione, sciatteria o imperizia nella conduzione del cane, situazioni comunque riconducibili alla sfera della colpa ma non certo del dolo (neppure nella forma del dolo eventuale)".
L’innovativa sentenza non fa che ribadire in modo fermo quanto già disposto con precedente ordinanza dal Ministero della salute. Ordinanza con la quale si poneva divieto all’uso del guinzaglio in estensione (il limite massimo scende a 1,5 metri di lunghezza) ed rendeva obbligatoria, in ogni caso, la raccolta delle feci dell'animale. L'Ordinanza è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n.209 del 6 Settembre del 2013, e successivamente molti Comuni hanno ritenuto necessario regolamentare dettagliatamente questo fenomeno con precise ordinanze comunali. Le multe attualmente in vigore vanno dai 25 a 150 euro.
Cari amici, prima di chiudere Vi riporto una notizia curiosa, in quanto questi problemi esistono in tutte le parti del mondo! Nel Massachusetts, un gruppo di amministratori di un condominio, stanchi di trovare deiezioni canine non raccolte negli spazi comuni, hanno deciso di utilizzare il test del DNA delle feci dei cani residenti negli edifici condominiali. Il motivo che ha indotto gli amministratori a ricorrere a questo metodo è stato perché ogni volta che il padrone veniva colto in flagrante la risposta era "provi che sia stato il mio cane". Proprio per tali ragioni si è deciso di avviare il procedimento di campionatura del DNA di tutti i cani dell'edificio.
Tale procedimento negli USA può essere effettuato anche senza l'approvazione del proprietario perché, stando alle normative statunitensi, l'amministratore può imporre agli inquilini di sottoporre tutti i cani al prelievo del DNA, tanto che l'obbligo può essere inserito anche nel regolamento condominiale. Costruito il database, si raccolgono gli escrementi rilevati nel condominio e si inviano al laboratorio che ne estrae il DNA e lo confronta con il materiale genetico in archivio. Identificato il proprietario, viene comminata una multa di 100 dollari, a cui si aggiungono altri 50 dollari per i costi del test. Come vedete, cari amici, il caso in America è stato risolto rapidamente! Quasi da esclamare: Elementare Watson!
Che ne dite, non sarebbe interessante applicare la normativa anche in Italia?
Ciao, a domani.
Mario