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giovedì, aprile 30, 2015

IL MISTERO DELLA VOCAZIONE. IERI HO ASSISTITO ALLA”PROFESSIONE PERPETUA” DI SUOR MARIA CATERINA QUARTU, NELLA CHIESA DEL MONASTERO DI S. CHIARA AD ORISTANO. IL SIGNIFICATO ODIERNO DI ABBANDONO DEL MONDO PER DIVENTARE SUORA DI CLAUSURA.



Oristano 30 Aprile 2015
Cari amici,
non avevo mai assistito ad una celebrazione di “Professione perpetua”, rito che sancisce per una suora di clausura l’abbandono per sempre del mondo esterno al chiostro, per dedicarsi interamente a Dio: professione di voti perpetui, dunque, validi per tutta la vita. Assistere da estraneo, senza sapere “chi” ha preso una decisione così importante, è un avvenimento che comunque fa riflettere, ma assume una valenza ben più forte se “sai chi è”, se conosci la persona che ha deciso di abbandonare la vita mondana per rinchiudersi in un convento, e li intraprendere una vita fatta tutta di preghiera e adorazione. Il mistero della vocazione, cari amici,  è qualcosa che fa riflettere, che impaurisce ed affascina allo stesso tempo, mettendo a nudo la grande fragilità e pochezza dell’essere umano.
Sono un cristiano praticante, in passato anche sfiorato dall’idea del sacerdozio, percorso che però non ho seguito proprio per la mancanza della ”vocazione”. Ecco il vero mistero: capire in cosa consiste, realmente e concretamente, la VOCAZIONE. E' necessario riflettere su questa “chiamata” di Nostro Signore, che, come fece Cristo con i Suoi apostoli, disse Loro di abbandonare i beni del mondo, per seguirlo. Chi si interroga sa quanto sia difficile trovare una risposta scientifica, se non si supera la barriera umana per entrare in quella superiore, quella divina. Il mondo terreno, cari amici, affascina non poco e alla gran parte di noi viene difficile trovare quella forza superiore capace di farci mettere in secondo piano i piaceri terreni: lussi, ricchezze, onori e benessere, per estraniarci e dedicarci esclusivamente al servizio di Dio, lodandolo e servendolo per tutta la vita!
Ho accennato, introducendo questa mia riflessione, che conoscevo già Suor Maria Caterina, prima della Sua decisione, di diventare suora di clausura. Persona solare, estroversa, gioiosamente comunicativa, colta e già con una professione in mano, Maria Caterina poteva sicuramente realizzarsi nella vita da buona cristiana, anche senza abbandonare il mondo per una vita votata alla preghiera. Proprio per questo la Sua decisione ha sorpreso e fatto riflettere i Suoi tanti amici, non solo me. Quando Venerdì 18 maggio 2012 Maria Caterina, dinanzi alla Madre Abbadessa Suor Maria Nives, fece la Sua “Professione Temporanea”, emettendo i voti di povertà, castità e obbedienza, nel rito officiato dall’Arcivescovo, S.E. Mons. Ignazio Sanna, la Chiesa era ugualmente stracolma e i presenti in preda ad emozioni intense e partecipate.
Avantieri, Martedì 28 aprile alle ore 18,00, nella chiesa di Santa Chiara annessa al Monastero, l’Arcivescovo Mons. Ignazio Sanna, ha presieduto il rito definitivo, quello della “Professione Perpetua”; durante la Santa Messa Suor Maria Caterina ha ribadito con gioia la Sua definitiva decisione di diventare monaca clarissa. Nell’antica Chiesa trecentesca, strapiena all’inverosimile, attorniata dai familiari e dai tanti amici, una radiosa Suor Maria Caterina attendeva con gli occhi lucidi la celebrazione del Suo matrimonio eterno con Cristo. Sull’altare, adornato con una infinità di gigli bianchi, compostamente sedute sui banchi dove giornalmente cantano le lodi al Signore, le altre suore la osservavano con commozione, in attesa di poterla abbracciare, quale nuova sorella. I suoi familiari, emozionati come non mai, sedevano sul primo banco a destra (i genitori e la sorella Maria Rita).
Il lungo rito presieduto dall’Arcivescovo, che ha concelebrato con numerosi sacerdoti, è iniziato con il rinnovo delle promesse ed è proseguito con l’accensione del cero, la consegna da parte dell’Arcivescovo dell’anello di novella sposa di Cristo, e la dichiarazione di fedeltà e obbedienza all’Ordine delle clarisse ed alla sua superiora, conclusosi poi con l’abbraccio fraterno. Mons Sanna nell’Omelia, ricordando che quello corrente è l’anno dedicato alla vita consacrata, ha cercato anche di “aprire una finestra”, ai tanti fedeli in ascolto, sul mondo delle religiose e dei religiosi, che testimoniano al mondo la Loro consacrazione totale a Dio, e si è così espresso: “E’ molto bello poter gettare uno sguardo su questo mondo spirituale, abitato da persone coraggiose che ci ricordano che la voce dello Spirito si ascolta nel silenzio, la bellezza dell’amore si trova nel dono di sé, la vera libertà si acquista con la dipendenza da Dio e non con l’autonomia da Lui”.
La lunga cerimonia, che ha creato in tutti i presenti forti ed intime emozioni,  si è svolta in un clima carico pathos e di silenziosa riflessione, mentre il coro della Cattedrale, diretto dal M° Graziano Orro cantava le lodi al Signore e l’Armonium diffondeva nell’antica Chiesa che aveva ospitato i Giudici d’Arborea,  le sue melodiche note verso il cielo.
Il sorriso radioso di Suor Maria Caterina, quando l’ho abbracciata per salutarla, mi ha ulteriormente commosso: i suoi occhi erano pieni di una grande luce, quella che traspare solo quando l’animo è pieno di una felicità che non è solo terrena. Ho chiesto a Lei, anche come cavaliere dell’Ordine del Santo Sepolcro di Gerusalemme, di pregare per tutti noi;  Lei, che ormai ha preso la definitiva decisione di votarsi ad una vita di continuo servizio orante al Signore, è certamente una via privilegiata per chiedere grazie al Signore. Rientrando a casa ho pensato che, davvero, le vie per arrivare alla santità sono infinite. Anche nel Terzo Millennio che stiamo percorrendo, nel quale l’uomo spesso utilizza Dio per i suoi meschini scopi di incremento del potere terreno, che uccide in nome di Dio, il Signore non ci abbandonerà: Egli ci guarda sempre dal Cielo con misericordiosa compassione. 
Per poterci salvare, per cercare di ricordare a tutti noi la Sua potenza, Nostro Signore effettua le Sue “CHIAMATE”: una di queste l’ha fatta a Suor Maria Caterina, che l’ha accettata con grande amore e gioia.
L'ingresso in un monastero di clausura con la professione dei voti religiosi, cari amici, costituisce anche oggi, in un mondo tanto arido e squilibrato, un chiaro segnale della bontà e della potenza di Dio, che ci ama nonostante la nostra fragilità e la nostra pochezza umana.
A domani.
Mario

mercoledì, aprile 29, 2015

INNOVATIVE PRATICHE AGRICOLE PER COLTIVARE E VIVERE ANCHE IN PIENO DESERTO: L’ORGANIZZAZIONE ROOTS UP, LANCIA LA “TENDA ORTO”, FACILE ED ECONOMICA DA USARE.



Oristano 29 Aprile 2015
Cari amici,
proprio due giorni fa ho fatto su questo blog una riflessione sull’imminente apertura della grande esposizione universale, l’EXPO 2015 a Milano, che, come tema, porta un titolo straordinariamente significativo: “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”. Il mondo, come ben sappiamo, ancora oggi nel Terzo Millennio risulta, dal punto vi sta alimentare, incredibilmente sbilanciato, se pensiamo che circa un miliardo di persone non dispone di cibo a sufficienza. Questa situazione di disequilibrio porta, come prima conseguenza, quella di fomentare guerre interne fratricide oltre che bibliche emigrazioni, che proprio l’Europa in questo momento sta fortemente toccando con mano.
L’Occidente sviluppato (in primis l’Unione Europea), non sembra pronto a fronteggiare questa massiccia emigrazione, questo trasferimento forzato di milioni di persone, che causa non solo problemi di accoglienza, ma anche un incredibile numero di vittime, inghiottite dal mare nella vana speranza dei migranti di poter trovare rifugio e salvezza in terra straniera. E’ certamente una situazione da non sottovalutare, perché le conseguenze potrebbero portare ad una estesa guerra fratricida di portata mondiale. Per questo, cari amici, sarebbe necessaria una “nuova solidarietà” tra chi più ha e chi non ha, e, per quanto appaia difficile da concretizzare, una delle soluzioni possibili, è certamente quella di portare aiuto a questi popoli sfortunati nella loro terra, creando nella loro Patria le condizioni migliori per ricavare le risorse alimentari necessarie, capaci di consentire loro di vivere un’esistenza dignitosa, senza andare a mendicare il pane in casa d’altri.
Pur in una mare di grande indifferenza ed egoismo, diverse Organizzazioni Umanitarie iniziano a muoversi nel senso prima indicato, introducendo innovativi sistemi di coltivazione. Una di queste è la “ROOTS UP”, che, utilizzando le moderne tecnologie, sta sperimentando una particolare “tenda-serra”, da utilizzare in aree desertiche e oggi improduttive, in grado di ricreare in quelle terre aride le condizioni favorevoli per renderle nuovamente coltivabili e capaci di dare nutrimento a quelle popolazioni.
La Roots Up, un’associazione senza scopo di lucro che, insieme all’Università di Gondar, ha ideato un progetto innovativo che mira a realizzare un nuovo modello di agricoltura familiare nel nord dell’Etiopia. In questa nazione la situazione agricola (in particolare nei territori del Gondar) è disastrosa: dal 2000 al 2010 la perdita del valore agricolo dei terreni è stata di circa sette miliardi di dollari (dati forniti da Word Bank) e solo nella regione di Amhara si perdono 120 milioni di tonnellate di terreno coltivabile all'anno. Alla base di questo disastro vi sono sia cause di origine naturale che umana: cambiamenti climatici e siccità in primo luogo, che hanno diminuito fortemente la produttività dei suoli e creato insicurezza alimentare, ma anche una selvaggia deforestazione, avvenuta con la complicità dei Paesi sviluppati per la loro inesauribile fame di legname pregiato.

Per cercare di frenare il crescente esodo di queste popolazioni e aiutarle a rimanere nei luoghi d’origine, l’Associazione Roots Up ha pensato bene, più che reperire cibo per sfamarle, fornire loro gli strumenti per migliorare le loro terre e renderle nuovamente produttive. Uno dei primi strumenti messi a punto è “ECODOME”, ovvero una “tenda-orto”, costruita in legno e tessuto tessile trasparente, capace di ricreare al suo interno le migliori condizioni per effettuare una produzione agricola d’avanguardia. Questa speciale serra-tenda svolge due principali funzioni: protegge le coltivazioni dall’eccessivo calore diurno e, grazie all’escursione termica tra notte e giorno, favorisce la formazione della rugiada, creando così le condizioni di umidità adatte alla coltivazione delle piante.
Gli addetti ai lavori rimarcano che in queste particolari strutture possono coltivarsi non solo cereali ma anche alberi da frutta, perché, grazie alle radici profonde degli alberi, si migliora la qualità del suolo e si riduce il rischio di erosione. L’idea della ROOTS UP è senz’altro innovativa, anche se la brillante idea delle tende orto da sola non basta senza la condivisa partecipazione della popolazione destinataria.
L’obiettivo reale di Roots Up è duplice: da un lato creare subito condizioni di produttività per le esigenze immediate, dall’altro creare cultura e consapevolezza nelle popolazioni, attraverso una rete virtuale di diffusione del sapere innovativo, da condividere e trasmettere a tutti. Cultura da diffondere attraverso un vero e proprio polo universitario, dove le tecnologie, a costo e impatto ambientale basso, possano continuare a svilupparsi. Per il futuro recupero delle loro risorse, non solo dei suoli, è necessario che le popolazioni locali siano costantemente istruite, e messe in grado di comprendere come gestire al meglio le risorse che la natura e la tecnologia offrono oggi loro, in modo che ogni Comunità rurale possa nel tempo diventare autonoma e autosufficiente.
Cari amici, tornando alle considerazioni fatte all’inizio di questa riflessione, nel condividere pienamente l’iniziativa di ROOTS UP di aiutare lo sviluppo delle popolazioni ancora enormemente arretrate, posso solo aggiungere che gli esodi biblici di oggi, con la fuga di milioni di persone verso l’Europa, sono conseguenza anche del considerevole sfruttamento effettuato nei secoli scorsi a loro danno, proprio dalle Nazioni europee oggi ricche e sviluppate, le quali hanno per secoli considerato l’Africa solo una colonia da sfruttare. Oggi sono le nostre generazioni a dover pagare il conto, e dobbiamo farlo in fretta, prima che sia troppo tardi! Nessuno dei Paesi europei, eredi degli antichi conquistatori,  si può tirare indietro, perché il conto, più tardi lo si paga e più sarà salato.

La sfida lanciata dalle Organizzazioni umanitarie è certamente ambiziosa, ma va nella giusta direzione: dobbiamo aiutare questi popoli a realizzarsi in patria, evitando di farli emigrare. Restituiamo loro, dunque, quanto preso a piene mani in passato, aiutandoli oggi a ripristinare, in casa loro, dignitose condizioni di vita.
Il futuro, cari amici, se vogliamo lasciare integro il pianeta alle generazioni a venire è fatto di natura rispettata e non violata; che non va distrutta, ma protetta e riqualificata. 

Solo così possiamo sperare in un futuro ecosostenibile e più equo rispetto al passato. E’ in questa direzione che si apre la nostra esposizione universale a Milano: “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”.
A domani.
Mario

martedì, aprile 28, 2015

UNA VIRTÙ DA RISCOPRIRE: LA TEMPERANZA. PRATICARLA SIGNIFICA MODERARSI, SAPERSI DOMINARE.



Oristano 28 Aprile 2015
Cari amici,
i corsi e i ricorsi della storia ci hanno insegnato che ad un periodo di abbondanza ne segue, alternativamente, uno di austerità. Il percorso dell’uomo  è costellato di alti e bassi, e, secondo il mio punto di vista, quello che stiamo attraversando è certamente un periodo austero, anche se certamente diverso da quelli del passato, perché tutto cambia, nulla può ritornare indietro, ed i miglioramenti o i peggioramenti saranno, comunque, vissuti in maniera diversa rispetto alle epoche precedenti.
Ho fatto questa introduzione per completare il discorso, iniziato ai primi di questo mese, sui vizi e le virtù che connotano l’operato umano: siamo arrivati ora alla quarta virtù, la Temperanza, che completa il quadro delle Virtù Cardinali. Temperanza, ultima virtù ad essere trattata, ma non per questo meno importante delle tre precedenti, perché essa al suo interno contiene i semi capaci di poter meglio governare anche le altre. Esaminiamola, dunque, nel dettaglio.
La Temperanza (in latino temperantia) è la Virtù che consente di dominare e regolare gli impulsi ancestrali dell’uomo, gli istinti spontanei, spesso irrazionali che lo assalgono in quanto insiti nella sua natura. Virtù che sta ad indicare moderatezza e sobrietà, in quanto capace di moderare le varie attrattive del piacere, le diverse tentazioni terrene, rendendo l’uomo equilibrato sia nel comportamento che nell'uso della cose terrene. Se l'uomo, come l'animale, seguisse liberamente le sue pulsioni (che la Chiesa indica come derivate dal peccato originale), finirebbe per diventare schiavo delle sue bramosie e delle sue passioni.
Virtù, la Temperanza, che si estrinseca dunque non solo nei comportamenti sociali ma anche nella gestione economica delle risorse. La temperanza è stata ben praticata dalle passate generazioni, orientando l’uomo verso il consumo parco e morigerato e, di conseguenza, generando quelle quote di risparmio che hanno permesso il successivo sviluppo economico. Oggi invece la Temperanza è un comportamento quasi sconosciuto: la definizione è praticamente uscita dal nostro vocabolario per lasciare spazio al suo opposto: l’intemperanza. La nostra attuale cultura economica, che poggia sul maggior consumo possibile, poggia proprio sul suo opposto: quell’intemperanza frutto dell’intreccio di avarizia e gola, che porta l’uomo a sottrarre preziose risorse agli altri, se pensiamo che in tanti vivono in zone del mondo caratterizzate da una grande scarsità di risorse. Questo incredibile abuso-spreco dei beni da parte di chi ha in abbondanza, è una delle cause della fame nel mondo: ciò che io consumo come superfluo è quanto invece manca all’altro come necessario.
La Temperanza ha iniziato a perdere valore con la seconda rivoluzione industriale del 1.900, quando con l’avvio della produzione di massa ci si illuse che l’era della scarsità delle risorse fosse terminata e il mondo fosse approdato nell’Eden della infinita riproducibilità dei beni. Con un mondo considerato pieno di risorse potenzialmente illimitate, scomparve l’oculatezza dei consumi e con essa anche la Temperanza finì per soccombere. L’illusione dell’illimitatezza delle risorse, però, svanì ben presto: prima l’ambiente, poi le energie e l’acqua, cominciarono a manifestare le problematiche che ben conosciamo, ma l’insensibilità umana, anziché ripristinare  vecchi valori, continuò a dare vita allo spreco, alla mancanza di sobrietà e oculatezza, rendendo il mondo sempre più compromesso.
Ormai il termine temperanza è diventato così obsoleto, che il suo significato si è trasferito alle azioni ripetitive, a volte quasi banali, che effettuiamo solitamente: è usato per indicare l’azione di fare la punta alle matite, per indicare le variabilità del clima, per distinguere le scale musicali o per il clavicembalo di Bach. Significato, cari amici, ben diverso da quello che in precedenza indicava una virtù difficile da praticare: educazione all’austerità, moderatezza e sobrietà nel bere, nel mangiare, nella bramosia per il denaro, per le ricchezze, per le passioni fisiche, per il piacere di esternare ed esercitare il proprio potere sugli altri!
Josemaría Escrivá De Balaguer, il fondatore dell’Opus Dei, oggi santo, così predicava alle famiglie: “Abbiate il coraggio di educare all’austerità,  altrimenti, non otterrete niente”. Praticare la Temperanza rende la persona realmente padrona di se stessa, la migliora nella sensibilità e nell’affettività, nei gusti e nei desideri, nelle tendenze più intime del suo Io: in definitiva, rende la persona capace di maggiore equilibrio nell’uso dei beni materiali e in grado di aspirare ad una vita santa. Proprio per questa ragione, secondo san Tommaso, la temperanza è il valore base della vita onesta e morigerata, permeata di sensibilità morale e spirituale.
Cari amici, credo che non ci sia bisogno di aggiungere altro, se non che è tempo che questa Virtù torni ad essere praticata senza timore. 
Con questa quarta virtù, termina la riflessione sulle Virtù Cardinali. Successivamente inizieremo (credo tra qualche giorno) ad esaminare “I VIZI CAPITALI”, i sette comportamenti trasgressivi che l’uomo si trascina fin dagli albori della sua esistenza.
A domani.
Mario


lunedì, aprile 27, 2015

LA PRESENZA FEMMINILE ALL’EXPO 2015: A MILANO IL PROTAGONISMO DELLE DONNE COMPETERÀ ALLA PARI CON QUELLO MASCHILE.



Oristano 27 Aprile 2015
Cari amici,
con oggi mancano solo 4 giorni all’apertura ufficiale della grande esposizione universale a Milano. Da mesi si lavora a ritmi intensissimi per essere pronti  ad accogliere, nel modo migliore, milioni di visitatori e dimostrare al mondo intero che l’Italia c’è e che intende fare orgogliosamente la sua parte. Ieri sera il servizio  di fine serata televisiva, mandato in onda da RAI 1, ha evidenziato un cantiere ancora brulicante di operai, tecnici e personale di ogni tipo, tutti impegnati per predisporre in tempo quanto necessario. Conoscendo la nostra caparbietà, credo che tutto sarà pronto per il 1 Maggio.
Expo Milano 2015 è certamente un evento di portata mondiale. Come stabilito dalle regole del BIE (Bureau International des Expositions), i partecipanti alle Esposizioni Universali si distinguono in Ufficiali e Non Ufficiali: quest’anno i Paesi partecipanti sono 145, mentre le Organizzazioni Internazionali presenti sono 3. Tema forte dell’esposizione “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”, questo il filo conduttore che caratterizza questa moderna rassegna internazionale. 

Expo Milano 2015 sarà un’occasione unica per riflettere e confrontarsi sui diversi tentativi di trovare soluzioni alle contraddizioni del nostro mondo: se da una parte c’è ancora chi soffre la fame (circa 870 milioni di persone denutrite nel biennio 2010-2012), dall’altra c’è chi muore per disturbi di salute legati a un’alimentazione scorretta e cibo in eccesso (circa 2,8 milioni di decessi per malattie legate a obesità o sovrappeso). Inoltre ogni anno, circa 1,3 miliardi di tonnellate di cibo vengono sprecate. Per questo motivo servono scelte politiche consapevoli, stili di vita più consoni e sostenibili, anche attraverso l’utilizzo di tecnologie all’avanguardia, per trovare un equilibrio tra disponibilità e consumo delle risorse.
Scopo principale di Expo, quindi, quello di far riflettere il visitatore, fargli vivere un’esperienza unica, da protagonista, creandogli quella consapevolezza  per comprendere al meglio le regole per il diritto a un’alimentazione sana, sicura e sufficiente, ma anche strettamente legata alla sostenibilità ambientale, sociale ed economica. Expo Milano 2015, dunque, con un tema straordinariamente importante: quello di salvaguardare l’intera popolazione mondiale, che soffre della mancata o inadeguata  presenza di cibo, così come dal suo opposto, l’eccesso alimentare ed il suo spreco. Ogni Paese, partendo dalla propria cultura e dalle proprie tradizioni, è chiamato a interrogarsi e a proporre soluzioni rispetto alle grandi sfide legate alle prospettive dell'alimentazione.
Ebbene, cari amici, in questa sfida che per 6 mesi vedrà Milano protagonista nel mondo su un tema così delicato, le donne cercheranno di essere protagoniste, alla pari degli uomini, non semplici comparse. “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”, è un tema sicuramente caro alle donne di tutto il mondo, perché per loro, madri responsabili, delegate da secoli alla crescita delle nuove generazioni, l’alimentazione è un punto basilare, fermo e irrinunciabile. Il protagonismo femminile farà bene la sua parte ad Expo 2015 e per questo motivo le donne italiane si preparano da tempo.
Il loro percorso di avvicinamento ad Expo è iniziato a Dicembre scorso: partendo dall’analisi dei temi più importanti, come la condizione del lavoro femminile, i gravissimi dati del femminicidio in Italia e la scarsa presenza nei posti di comando, gli Stati Generali delle donne si sono riuniti a Roma, nella Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio, alla presenza anche delle rappresentanti delle Regioni. Il traguardo da raggiungere era quello di realizzare un documento comune in vista della Conferenza mondiale delle donne che si svolgerà proprio all’Expo di Milano dal 26 al 28 settembre, a venti anni esatti dalla piattaforma di Pechino.
In vent’anni certamente le donne hanno percorso molta strada: la Vice Presidente del Senato, la senatrice Valeria Fedeli ha sostenuto che “Dal punto di vista dell’istruzione e dell’educazione le ragazze oggi si laureano meglio e di più degli uomini, questo è il punto di avanzamento. Secondo punto di avanzamento è la partecipazione delle donne a condividere la responsabilità pubblica: abbiamo, e siamo credo tra le pochissime realtà, un governo con parità tra donne e uomini di responsabilità, ma soprattutto con compiti affidati alle Ministre che sono di grande responsabilità. Questi mi paiono due punti di straordinaria innovazione e cambiamento”. 
Drammatica, invece, rimane la situazione dell’occupazione femminile: statisticamente L’Italia si colloca in posizione arretrata (dopo di noi ci sono solo Malta e Grecia), con un forte divario occupazionale, in particolare per quanto  riguarda le giovani donne. Siamo, detto brutalmente, il Paese che non investe sul lavoro femminile e che quindi non investe sulla crescita.  A Milano le nostre  donne si potranno confrontare alla pari con le altre realtà: hanno assicurato la loro presenza donne di spicco come Hillary Clinton e altre importanti rappresentanti di ventotto Paesi del mondo. Il mondo femminile, nonostante la grande incertezza sul suo futuro, manifesta un grande desiderio di competizione alla pari con quello maschile, e con altrettanta determinazione cerca quella parità da tempo negata.
All’evidente “cambio di passo”, già visibile in campo politico, in Italia anche il mondo dell’Impresa si prepara a cambiare, predisponendo l’inserimento, in modo più consono, dei “tailleur” nelle direzioni aziendali. Sia nei Consigli di Amministrazione che nelle Direzioni le donne-manager avanzano. Un altro dato certamente confortante e particolarmente interessante è che tra le mille imprese che si sono iscritte nelle ultime settimane alle Camere di Commercio, più di settecento sono imprese al femminile! E questo è solo il primo passo.
Ebbene, cari amici, a Milano l’Expo 2015 vedrà sicuramente le donne partecipi a pieno titolo di questa grande rassegna che indicherà al mondo le strade migliori per raggiungere non solo una migliore e più equa distribuzione delle risorse alimentari del pianeta, ma anche una maggiore uguaglianza tra i sessi, che concretamente significa parità di diritti e di doveri e maggiore rispetto e attenzione, per un mondo – quello femminile –  che l’uomo ha sempre voluto non paritario ma subordinato.
Grazie della Vostra attenzione, a domani.
Mario