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domenica, gennaio 31, 2016

SALICORNIA, UN VEGETALE MISCONOSCIUTO MA MOLTO APPREZZATO DAI BUONGUSTAI. L’ASPARAGO DI MARE ESALTA IL PROFUMO E IL GUSTO DI MOLTI PIATTI DI MARE!

Oristano 31 Gennaio 2016
Cari amici,
vorrei chiudere le mie chiacchierate di Gennaio su questo blog parlando di un vegetale abbastanza presente sulle nostre coste (proprio vicinissimo al bagnasciuga) ma poco utilizzato nella nostra cucina sarda: la Salicornia. Eppure chi lo conosce e lo usa ne decanta grandi sapori e grandi virtù, capace di magnificare ed esaltare il sapore di molti piatti di mare. In una parola capace di arricchire ancora di più il “sapore delle nostre vacanze al mare”. Vediamo meglio di cosa realmente si tratta.
La salicornia europea (Salicornia europaea L., 1753) è una pianta succulenta annuale della famiglia delle Chenopodiacee (o Amarantacee). Chiamata più comunemente asparago di mare, è abbastanza diffusa in tutta l’area Mediterranea. In Italia è presente nel Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Molise, Campania, Puglie, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna. Oltre che essere ampiamente diffusa in Europa, è presente anche in Asia e America settentrionale, sempre in prossimità delle coste, presso acquitrini salmastri o in prossimità di acque stagnanti.
Esteticamente si presenta glabra, con fusti carnosi, eretti e con foglie opposte, di aspetto simile a scaglie appiattite sugli steli. L'intera pianta ha un'altezza complessiva compresa tra i 10 e i 35 cm (raramente fino a 40). La pianta è verde brillante in primavera, ma acquista una tonalità rossa verso il periodo della fioritura, che avviene a fine estate. I fiori, che sbocciano tra fine Agosto e Settembre, sono posti all'ascella delle foglie; sono estremamente piccoli, di colore verde e con antere gialle. I semi, lunghi fino a 1,5 mm, hanno un rivestimento simile ad una membrana. La salicornia cresce in folti gruppi di individui, che insieme formano un tappeto vivacemente colorato che ricopre il terreno umido e salmastro.
Sviluppandosi in un substrato salmastro, la Salicornia presenta un elevato contenuto salino (un tempo veniva addirittura bruciata per ottenere il carbonato di sodio, usato nel processo di fabbricazione del vetro e del sapone). La Tabella Nutrizionale della Salicornia Mediterranea (per 100g) evidenzia: Calorie 22, Sodio 15,8 mg, Carboidrati 0,5 g di cui 0,4 zuccheri, Proteine 2,2 g, Vitamina A 2,2%, Vitamina C 1,8%, Ferro 1,8%, oltre iodio e bromo. I rami eduli, abbastanza salati, si possono consumare giovani (verdi) sia crudi che cucinati; bolliti come gli asparagi, vengono serviti con il burro e l'aceto. Si prestano anche ad essere conservati in barattolo, previa sbollentatura e sott'aceto. Nonostante tradizionalmente vengano utilizzati gli steli, la parte edule più interessante sembrano essere i semi: possono essere tostati e consumati tali e quali, oppure sottoposti ad alte temperature e trasformati in piccoli pop corn. Dai semi macinati si ricava anche una particolare farina. Una curiosità: i bovini vanno alla ricerca, nei pascoli vicino al mare, di questa specie di cui sono ghiotti per il suo elevato contenuto di sale.
Nonostante il suo utilizzo sia solo “di nicchia”, il suo consumo risulta benefico: preziose le sue proprietà depurative, rinfrescanti e antiscorbutiche. Di recente si è scoperto che quest'erba potrebbe diventare il cibo del futuro: le ultime analisi hanno appurato che è una preziosa fonte di amminoacidi, in particolare lisina e metionina, oli insaturi, antiossidanti come il tocoferolo, un composto utile nella prevenzione del cancro. Nelle località di mare è possibile trovarla solo in alcuni banchi di pesce, acquistata dagli estimatori per accompagnare degnamente ed esaltare il sapore dei vari pesci e frutti di mare. Cucinata come contorno accompagna qualsiasi piatto, e prepararla è semplicissimo: basta lavarla per bene e metterla in una pentola per lessarla e farla bollire per 10-15 minuti. Dopo averla scolata e risciacquata in acqua fredda, è necessario staccare il nocciolo filante duro presente all’interno del rametto verde; dopo aver eliminato il nocciolo, la parte carnosa commestibile rimanente, unitamente a un paio di spicchi d'aglio schiacciati messi sopra, verrà ben irrorata di un ottimo olio d’oliva extra vergine e di una spruzzata di succo di limone. A questo punto non resta che augurare…buon appetito! 
Cari amici, ho detto prima che questo salato “asparago di mare” è un sapiente esaltatore di gusto, in particolare dei piatti a base di pesce e frutti di mare. Poiché sono convinto di avervi creato una bella curiosità, ecco alcune ricette che, se ben realizzate, potrebbero davvero farvi venire l’acquolina in bocca. Leggete!
SPAGHETTI CON GAMBERI E SALICORNIA.
Ingredienti per 4 persone: 300 gr di spaghetti, 250 gr di salicornia, 10/12 gamberoni, vino bianco, scalogni, 1 spicchio d’aglio, peperoncino, 10/12 pomodorini, olio e sale.
La ricetta. Cuocete gli spaghetti al dente in abbondante acqua salata. Dopo aver pulito la salicornia spuntando le estremità ed eliminando le parti più scure (come indicato in precedenza), sciacquatela e scottatela per pochi secondi in acqua bollente, scolandola e passandola nell’acqua fredda. Fate ora rosolare in una padella gli scalogni tritati con aglio e peperoncino in olio d’oliva, aggiungendo subito dopo la salicornia saltata in padella; ora in un’altra padella fate rosolare i gamberoni per alcuni minuti sfumando col vino bianco. Siete quasi al termine: sminuzzate i pomodorini, aggiungeteli nella padella della salicornia, eventualmente aggiustando di sale. Dopo aver scolato la pasta saltatela in padella con il resto della preparazione, aggiungendovi sopra i gamberi e servite a tavola.
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SPAGHETTI VONGOLE E SALICORNIA.
Ingredienti per 4 persone: 300 gr di spaghetti, 500 gr di vongole, 500 gr di salicornia, 200 gr di pomodorini, 1 spicchio d’aglio, 2 foglie di basilico, sale, olio extravergine d’oliva.
La ricetta. Lavare bene la salicornia, lessarla in abbondante acqua non salata. Quando è un po’ raffreddata sfilare il nocciolo filante, lasciando le parti commestibili. In una padella far imbiondire in olio lo spicchio d’aglio schiacciato, aggiungere i pomodorini tagliati a metà e quando si sarà consumata la loro acqua di vegetazione unire le vongole e coprire la padella fino a quando si saranno aperte. Nel frattempo lessare gli spaghetti al dente in abbondante acqua bollente salata, scolarli e buttarli nella padella delle vongole assieme alla salicornia e al basilico. Mescolare delicatamente a fuoco vivo per finire di cuocere la pasta e amalgamare i sapori. Regolare di sale con molta attenzione in quanto la salicornia è piuttosto salata. Per ottenere un sapore più marino potete non usare i pomodori e al posto del basilico un cucchiaio di prezzemolo tritato.
Al posto delle vongole si potranno usare anche i gamberi, con o senza il pomodoro. In questo caso, togliere il carapace della coda dei gamberi (lasciando però la testa), buttandoli nell’olio caldo con l’aglio già imbiondito; farli cuocere per due minuti e poi aggiungere nel tegame la pasta e la salicornia con prezzemolo tritato; mescolare per bene e poi servire caldo a tavola.
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TAGLIATELLE ALLA SALICORNIA.
Ingredienti per 4 persone: 250 gr di tagliatelle, 500 gr di salicornia, 1 spicchio d’aglio, 1 mazzetto di prezzemolo, olio etra vergine d’oliva.
La ricetta. Versate in una padella dell’olio extra vergine di oliva, aggiungendo poi uno spicchio d’aglio intero e soffriggendo a fuoco medio. Aggiungete ora la salicornia, precedentemente lavata e pulita (come indicato nelle altre ricette); dopo aver tolto l’aglio, coprite con un coperchio e cuocete a fuoco basso per 15 minuti (la salicornia deve appassire leggermente e non disfarsi durante la cottura). Nel frattempo cuocete la pasta in abbondante acqua salata. Quando cotta saltate la pasta in padella con la salicornia, servendo ben calda a tavola. Generalmente non occorre aggiungere sale perché la salicornia e già molto sapida.
Cari amici, che dire? Sono piatti squisitissimi, quelli confezionati con la salicornia, anche se da noi tradizionalmente poco usati. Insomma, c’è sempre tanto da imparare e da gustare! Infine un'ultima considerazione. I pregi della salicornia non riguardano solo le sue qualità nutritive: essendo una pianta che cresce sui terreni paludosi salati, quelli che vengono parzialmente sommersi dalle maree, ritenuti finora impossibili da coltivare, la pianta potrebbe rivelarsi preziosa per il recupero agricolo di molti terreni fin'ora ritenuti inadatti. La FAO stima infatti che sul pianeta oltre 700 milioni di ettari (una superficie pari a oltre 20 volte quella dell'Italia) siano ormai stati resi sterili dall'eccesso di salinità! E’ proprio vero ogni giorno che passa, se siamo curiosi e attenti, riusciamo sempre a scoprire qualcosa di nuovo e sopratutto di utile! Basta volerlo!
Grazie, amici, a domani.

Mario

sabato, gennaio 30, 2016

UN’ENERGIA GRANDE QUANTO IL MARE! SE VOLESSIMO, IL MARE SAREBBE LA MAGGIOR FONTE ENERGETICA DEL PIANETA!

Oristano 30 Gennaio 2016
Cari amici,
nel mondo c’è tanto bisogno di energia pulita! Non è un semplice slogan questo, ma una concreta e urgente realtà. Ormai le fonti fossili, quelle non rinnovabili, hanno talmente inquinato il pianeta che ogni ulteriore utilizzo non può che continuare a creare danni incalcolabili. Eppure l’energia pulita esiste, e anche in grande quantità! Da quella idroelettrica a quella prodotta dal vento e dal sole, per arrivare a quella straordinariamente grande anche se poco utilizzata: quella del mare. Eppure, per ora, non riusciamo a “staccarci” dalle fonti sporche (petrolio e carbone), che continuiamo a voler “bruciare” nonostante mettano a repentaglio anche la nostra stessa sopravvivenza sulla terra.
Il mare, dunque, nuova fonte esauribile di energia pulita che potrebbe consentirci di vivere un mondo migliore. Il Dottor Gianmaria Sannino, oceanografo dell'ENEA e grande esperto del settore, intervistato dalla giornalista Chiara Agresta, circa la situazione attuale in Italia in materia di energia dal mare, ha sostenuto che il mare è una grandissima fonte di energia. “Nei mari italiani le due fonti di energia più interessanti sono l’energia delle onde generate dal vento, e l’energia delle correnti di marea generate dall’attrazione sole-luna sulla Terra”, ha detto. L’Italia, ha aggiunto, ha poi un posizione invidiabile e molto felice, in quanto non tutti possono disporre di fonti di possibile energia ricavata dal mare come noi. Nel Mediterraneo sono presenti molte zone interessanti per estrarre energia dal mare, utilizzando sia il movimento ondoso di superficie che quello delle correnti marine sottostanti.
“L’ENEA si sta occupando di valutare il reale potenziale presente nei nostri mari – ha detto Sannino - Noi siamo oceanografi, fondamentalmente quindi abbiamo a disposizione una serie di elementi di modellistica per fare simulazioni numeriche con le quali riusciamo a fornire dettagli estremamente puntuali delle quantità di energia. Fino adesso abbiamo realizzato delle mappe di energia sulla base di 15 boe sparse in tutta Italia che ci danno informazioni su come oscilla il mare, e da queste informazioni si può calcolare l’altezza d’onda media. Uno dei posti più interessati dal punto di vista delle onde è la Sardegna occidentale ad esempio, che in questo momento è monitorata da un'unica boa”.
Cari amici, nel mondo è partita già una corsa frenetica a trovare soluzioni per “estrarre” questa immensa energia pulita dal mare. L’Italia, con grande inventiva, cerca di fare la sua parte. Al Politecnico di Torino, per esempio, si sta sperimentando ISWEC (Inertial Sea Wave Energy Converter), un innovativo dispositivo capace di convertire l’energia del moto ondoso dei mari in energia utile. Il convertitore, messo a punto dai ricercatori del Politecnico, in partenariato con Aris spa, è stato realizzato per lo sfruttamento delle onde del Mar Mediterraneo e, quindi, adattabile anche in altri mari chiusi.
L’ISWEC è costituito da un gruppo giroscopico, alloggiato all’interno di un galleggiante ormeggiato sul fondale marino, in grado di generare energia pulita in assenza di organi in moto in acqua, quindi senza impatto ambientale e adattabile alle diverse condizioni d’onda. Dalle prime analisi di produttività è emerso che l’installazione di un parco di 1 MW di potenza potrebbe produrrebbe circa 2.600 MWh/anno a Pantelleria, 3.110 MWh/anno ad Alghero e 2.080 MWh/anno a La Spezia. I positivi risultati dell’attività di ricerca hanno portato alla costituzione di uno spin off del Politecnico di Torino (Wave for Energy srl) che si occuperà della successiva fase operativa.
Fuori dall’Italia si effettuano altri grandi esperimenti, uno dei quali, definito “rivoluzionario”, è in atto in Svezia. La società svedese Seabased AB ha di recente annunciato di aver avviato il più grande impianto al mondo per la produzione di energia sfruttando il movimento delle onde del mare. Il sistema, ribattezzato Sotenas Wave Energy, è stato installato al largo della costa occidentale del Paese nei primissimi giorni del 2016 e, dopo circa 10 giorni, sta per raggiungere il suo primo megawatt di potenza. Stando a quanto annunciato dalla società un quadro di distribuzione sottomarino da 120 tonnellate è stato collegato alla rete elettrica nazionale tramite un cavo subacqueo lungo 10 chilometri. L’estrazione dell’energia avviene grazie al moto ondoso, sfruttando il sollevamento e l’abbassamento di un oggetto in galleggiamento simile a una boa.
In Inghilterra, invece, il segreto per catturare energia dalle onde del mare è abbastanza curioso: ha la forma di un serpente di gomma lungo 200 metri e largo 7 chiamato «Anaconda». Il sistema, ancora in fase di prototipo, è molto innovativo: dal design (semplicissimo) al materiale plastico utilizzato, fattori che rendono molto economica la realizzazione e il mantenimento della struttura. La potenza teorica è di 1Mw, ovvero il consumo di energia elettrica di 2000 case. Anche il Portogallo si muove nella stessa direzione: da qualche mese, vicino a Porto, galleggiano tre serpenti marini rossi; questi serpenti portoghesi pesano 700 tonnellate ciascuno, per 142 metri di lunghezza e 3,5 metri di diametro. Il meccanismo di funzionamento è molto simile a quello di «Anaconda», ma l’apparato è realizzato in metallo: ci sono voluti mesi di lavoro e due anni per assemblarlo. La tecnologia utilizzata è scozzese, del gruppo Ocean Power Delivery. L'investimento iniziale è stato di 8,2 milioni di euro, finanziato da Enersis, società portoghese controllata dalla spagnola Endesa, che a sua volta fa capo all'italiana Enel. Enersis investirà oltre un miliardo di euro in una serie di impianti, capaci di fornire elettricità a 450mila abitazioni.
Anche in mari lontani si cerca l’energia pulita ricavata dal mare: l’Australia, per esempio, si è lanciata a capofitto in questo settore. Il rivoluzionario sistema, ideato dall’azienda Canergie, e che si collega direttamente alla rete elettrica (il progetto è costato circa 70 milioni di euro), consiste in un apparato di pompe sommerse che sfrutta la pressione dell’acqua per far funzionare le turbine idroelettriche posizionate a terra; anche questo è un impianto a emissioni zero, in grado di generare energia elettrica per circa 2000 famiglie.
Cari amici, questi sono solo gli esempi più eclatanti della miriade di sistemi che si stanno approntando e sperimentando per catturare l’immensa energia nascosta nei nostri mari e che ancora non ci siamo decisi a sfruttare in grande stile. Credo che gli sforzi futuri che il mondo deve assolutamente fare debbano essere concentrati sulle energie pulite, abbandonando il più in fretta possibile le fonti energetiche inquinanti. E’ un dovere che l’uomo di oggi deve alle generazioni future, perché ne va di mezzo la salvezza del pianeta. Il futuro del nostro mondo passa certamente da questa strada.
Grazie amici, a domani.
Mario

                                             La forza del mare....il nostro futuro!

venerdì, gennaio 29, 2016

SARDEGNA AL RIBASSO: LA VITALITÀ IMPRENDITORIALE DELLE SUE AZIENDE PRESENTA UNA CRESCITA “NEGATIVA” IN 3 PROVINCE SU 4. ORISTANO MAGLIA NERA.



Oristano 29 Gennaio 2016
Cari amici,
Secondo CREDITSAFE, la società internazionale specializzata in analisi societarie e che opera sul mercato fornendo “valutazioni di rischio di credito aziendale”, fondamentali per prendere le decisioni migliori prima di intraprendere rapporti commerciali, nello stendere il rapporto (annuale) 2015 ha messo in luce che l’isola, relativamente alla ‘vitalità imprenditoriale’, è tra le zone meno dinamiche del territorio nazionale. La maglia nera la conquista la Provincia di Oristano, che sprofonda a -18% di nuove aperture; sempre in negativo, anche se con percentuali minori, le Province di Cagliari (-3%) e Nuoro (-2%), mentre “regge” (si fa per dire) solo la Provincia di Sassari che, pur non crescendo, almeno resta stabile.
Che la vocazione imprenditoriale dei sardi non sia mai stata particolarmente frizzante è cosa nota, ma in determinati momenti era sembrato che, anche se lentamente, qualcosa stesse cambiando in meglio. Ora, forse complice anche la crisi devastante che imperversa, la Sardegna si conferma una Regione dove non solo non nascono nuovi imprenditori, ma alcuni di quelli in attività chiudono bottega. A dirlo chiaramente sono i dati sul numero di aziende commerciali nate nel 2015 raccolti da CREDITSAFE. L'indagine, rielaborata dal quotidiano Il Sole 24 Ore, ha suddiviso l'Isola nelle quattro province storiche, registrando per ognuna nel 2015 un tasso di natalità imprenditoriale negativo o pari a zero rispetto all'anno precedente, in prima linea quello record riportato dall'Oristanese con un -18%. Insomma, la crisi sembra avere ulteriormente spento lo scarso spirito imprenditoriale dei sardi, nonostante il boom turistico che si era affacciato e un positivo, anche se modesto, ritorno dei giovani all’attività agricola.
Il caso Oristano, poi, è particolarmente significativo in quanto il suo exploit in negativo è riuscito a conquistare addirittura l'ultimo posto in classifica tra tutte le Province italiane! Oristano, dunque, Provincia seduta nel gradino più basso, dimostrando di essere quella che presenta la minore vocazione imprenditoriale di tutte le altre, staccando di parecchi punti percentuali quelle di Trapani (-8% di aziende nate), Alessandria (-10%) e Bolzano (-11%). Al contrario, tra le Regioni con maggiore crescita, primeggia, invece, la Toscana, dove la Provincia di Grosseto, ha registrato un boom di nuove aziende pari ad un + 22%, quella di Pistoia un incremento di un + 12% e quella di Siena un aumento dell’11%.
Lo studio effettuato da Creditsafe esaminando i settori commerciali più graditi per avviare nuove attività, ha visto in testa il settore della ristorazione, con in testa l’apertura di esercizi commerciali di bar-caffè, seguito dai ristoranti; subito dopo segue il settore edilizio, guidato dalle imprese di edilizia abitativa, mentre risultano più staccate le attività di servizio alle imprese. Quanto alle altre professioni risultano ‘vivaci’ anche quelle che erano sembrate ‘appannate’ negli ultimi anni, come elettricisti, idraulici, parrucchieri e barbieri.  Buoni trend di crescita hanno presentato anche le attività legate alle ‘nuove tecnologie’, avviate soprattutto da giovani imprenditori. Tra i settori ancora in positivo primeggiano in modo particolare le attività di lavorazione dei minerali (+700%), quelle delle lavorazioni orafe (oro, argento e pietre preziose, con un + 613%), quelle tessili (tappeti +500%), e quelle delle telecomunicazioni e pelletteria con un + 400%.
Cari amici, analisi di questo tipo credo debbano far riflettere molto, in particolare noi sardi. Io su questo blog cerco di parlare spesso di Sardegna (dei suoi mali e delle sue debolezze), evidenziando in particolare il suo antico e purtroppo anche attuale “stato di colonia”, mai definitivamente accantonato pur perdurando da secoli. Anche oggi l’Isola risulta “abbandonata” da parte di un’Italia che, evidentemente, continua a considerarla una Regione di serie B. Sembra che i sardi non siano considerati cittadini con la stessa importanza di quelli allocati al Centro o al Nord, Regioni più ricche e popolose, meglio supportate dal Governo nazionale. Se poi pensiamo che anche le modeste strutture che fino ad oggi hanno rappresentato l’unità nazionale, ovvero la presenza dello Stato sul territorio, lentamente ma inesorabilmente stanno chiudendo, allora ne abbiamo proprio la certezza: in campo nazionale non contiamo praticamente nulla.
Prendiamo atto, dunque, che Oristano secondo queste ultime statistiche, è considerata imprenditorialmente l’ultima in classifica tra le Province italiane! Cosa potevamo aspettarci, cari amici, dopo lo smantellamento del territorio messo in atto dallo Stato centrale? Dopo la chiusura della filiale della Banca d’Italia, della Tesoreria Provinciale dello Stato e della quasi certa chiusura della Camera di Commercio, del Tribunale, della Prefettura (e, conseguentemente della Questura e di tutta una serie di altre strutture legate alla rappresentanza dello Stato), oltre che al ventilato accorpamento delle Aziende Sanitarie Locali (ASL) con unica struttura nel capoluogo, potevamo, forse, aspettarci una sorte migliore? Quelle che oggi tocchiamo con mano sono solo le prime conseguenze dell’abbandono, e chissà cosa verrà ancora!
Nel deserto, lo sappiamo tutti, è difficile vivere, figuriamoci avviare nuove imprese…
Grazie, amici, a domani.
Mario

giovedì, gennaio 28, 2016

IL "BRAGHETTONE" È TORNATO: DOPO 400 ANNI RIAPPARE L’OSCURANTISMO! IL “PASTICCIACCIO BRUTTO” DEI MUSEI CAPITOLINI PER LA VISITA A ROMA DEL PRESIDENTE DELL’IRAN HASSAN ROHANI.



Oristano 28 Gennaio 2016
Cari amici,
Com'è noto, il Giudizio Universale, dipinto da Michelangelo nella Cappella Sistina, venne parzialmente coperto nel 1564 dopo il Concilio di Trento per incarico di Papa Pio IV, che fece dipingere dei veli e delle foglie di fico su alcune figure ritenute oscene. L'incarico di dipingere i panneggi di copertura, le cosiddette braghe, fu affidato a Daniele da Volterra, che da allora divenne più noto al pubblico come “il Braghettone”.
Dopo oltre 450 anni possiamo dire che la storia si ripete: la cervellotica decisione di ricoprire, con degli anonimi pannelli bianchi, alcune statue nude del nostro Museo Capitolino per non offendere la sensibilità del presidente iraniano Rohani in visita ufficiale a Roma, assomiglia molto a quella storica di Papa Pio IV. C’è da domandarsi in primo luogo come ciò sia potuto accadere, considerato che ora, a posteriori, nessuno degli "autori colpevoli" si sente in dovere di assumersi la paternità di quest'atto sconsiderato, tremendamente servile, che scredita enormemente la nostra cultura. All’indomani dell’ignobile gesto, è iniziato il classico gioco dello “scaricabarile”: tutti, ovviamente, negano di aver autorizzato l’operazione (forse è stato un intervento divino?)! Ora, dopo la scontata negazione di colpa, si parla dell’avvio della classica “indagine interna”: formalmente a pagare sarà un anonimo alto funzionario (l’anello più debole della catena), che, coprendo così i potenti, farà da parafulmine in cambio di chissà che cosa.
L’oscurantismo è tornato, direbbe qualcuno! Anche l'arte all’occorrenza diventa vittima del potere, se all’orizzonte sembrano balenare accattivanti luci di guadagno. Tuttavia questa “morte bianca” patita dalla nostra cultura non è passata inosservata, sotto silenzio. La censura posta sulle opere dei Musei Capitolini ritenute offensive per la sensibilità del Presidente iraniano Rohani, ha suscitato grande clamore internazionale e grandi polemiche politiche in Italia. Strali numerosi, sono stati lanciati: diretti in primis verso il Primo Ministro Matteo Renzi e verso il Ministro della cultura Franceschini, ma l'autore ancora latita. E dire che lo stesso Renzi, recentemente, aveva parlato dell'importanza del ruolo della cultura nella lotta al terrorismo!
Cari amici, i secoli passano ma l’uomo non sempre fa tesoro degli errori del passato. Coprire le opere d’arte che sono la testimonianza tangibile della nostra cultura, davanti a chi, guarda caso, in casa propria pretende il massimo rispetto delle proprie usanze, è un segno di sudditanza, significa svilire la propria identità, perdere autonomia e rispetto, in una parola “vendersi”. Non esiste giustificazione neppure se si è fatto per l’ottenimento di contratti d’affari, che, anche se lucrosi, non possono mai costringere a perdere la dignità, il rispetto di se stessi e della propria storia.
Sicuramente qualcuno, come ho detto prima pagherà: l’opinione pubblica ha bisogno del colpevole, chiunque esso sia, per scaricare la sua rabbia, anche se il “vero colpevole” resterà impunito. Chi ha dato ordine di mettere quelle coperture, credetemi, si è macchiato di una colpa grave, che mette in luce un’Italia succube, una nazione che “elemosina”, inchinandosi in casa propria a chi non ricambia, a casa sua, lo stesso identico rispetto. Fino ad oggi pensavamo che i tempi dell’oscurantismo del passato fossero finiti, mentre invece ci sbagliavamo!
Per il Presidente Rohani le polemiche sorte sull’oscuramento delle opere d’arte al Museo Capitolino sono solo “una questione giornalistica”. In conferenza stampa ha detto di non avere niente da dire, aggiungendo però: "So che gli italiani sono un popolo molto ospitale, che cerca di fare di tutto per mettere gli ospiti a loro agio". Un modo elegante, ancorché sibillino, di uscire dall’imbarazzo.
Partita l’indagine interna messa in atto dal segretario generale di Palazzo Chigi Paolo Aquilanti, la Sovrintendenza capitolina ai beni culturali ha già smentito un suo ruolo nella decisione di coprire le statue, rinviando al cerimoniale della Presidenza del Consiglio. Lo stesso Ministro dei Beni culturali Dario Franceschini ha detto: "Io penso che ci sarebbero stati facilmente altri modi per non andare contro la sensibilità di un ospite straniero così importante senza questa incomprensibile scelta di coprire le statue ". Aggiungendo, poi: "Né il sottoscritto né il Presidente del Consiglio erano stati informati di quella scelta di coprire le statue".
Cari amici, da questa brutta storia l’Italia ne esce proprio malconcia. La stampa internazionale ha tuonato e continua a tuonare: Tra i titoli più espliciti quello della tedesca BILD che parla senza mezzi termini di "vergogna di Roma", mentre il COURIER INTERNATIONAL la mette sull'ironico: "Quando Rohani va al museo le statue nude sono messe in scatola". Per lo spagnolo EL PAIS "Roma copre le sue statue nude per non turbare la delegazione iraniana", mentre TIME non ha dubbi: la scelta italiana "porta il ridicolo su Roma". Altre importanti testate come il TELEGRAPH, l'INDEPENDENT, LE MONDE e il NEW YORK TIMES hanno usato parole forti, ironizzando in vario modo sui "pudori" iraniani, collegandoli espressamente con la firma di importanti contratti tra Italia e Iran per oltre 17 miliardi di euro.
Chiudo senza aggiungere altro che un mio commento, che è anche un interrogativo: ma, per mangiare, dobbiamo perdere la nostra dignità? Se si, allora questa non è altro che un’operazione di prostituzione culturale.
A domani.
Mario