mercoledì, marzo 15, 2017

DOLCE & GABBANA: IL LUSSO DI LICENZIARE! QUANDO LA DONNA CONTINUA AD ESSERE UN “USA E GETTA”.



Oristano 15 Marzo 2017
Cari amici,
Pochi giorni fa era l’8 Marzo, ufficialmente in tutto il mondo la festa della donna. Avvenimento, questo, che dovrebbe ricordare a tutti che essa merita rispetto, considerazione e uguaglianza alla pari dell’uomo: sempre. Eppure passano gli anni, così come i secoli, ma di questa parità teorica, se ne continua a parlare in lungo e in largo, ma non si riesce a realizzare la parità reale, quella di vera di totale uguaglianza. Introduco oggi questo spinoso argomento per commentare, con grande amarezza, un comportamento davvero anomalo, che non solo non condivido ma contesto nel modo più forte che posso, in quanto messo in atto da una delle grandi maison del lusso: la Dolce&Gabbana.
Mi avrebbe fatto meno male se i fatti che sto per riepilogare avessero riguardato un’azienda in precarie condizioni finanziarie, dove spesso il licenziamento diventa una necessità ineludibile, ma non è questo certamente il nostro caso. L’operazione licenziamento messa in atto nei confronti delle lavoratrici della Dolce&Gabbana (che operavano in precedenza presso il punto vendita dell’aeroporto di Fiumicino), è stata portata avanti a metà Febbraio, quando le 4 dipendenti sono state freddamente avvisate di un pre-licenziamento concretizzato poi con una fredda e anonima lettera che comunicava anche la decorrenza: dal prossimo 1 Aprile.
Per conoscere meglio i dettagli di questa presa di posizione aziendale è opportuno chiarire meglio le cause che l’hanno determinata. Le quattro lavoratrici in parola, erano impiegate come commesse nel punto vendita D&G di Fiumicino, chiuso in seguito al rogo dell'aeroporto avvenuto a Maggio del 2015; alle lavoratrici oggetto di licenziamento, però, anzichè proporre di essere reimpiegate nel nuovo negozio monomarca di prossima apertura proprio a Fiumicino, oppure in uno degli altri punti vendita della capitale, inspiegabilmente è stato invece prospettato un oneroso trasferimento a migliaia di chilometri di distanza da casa e famiglia (nei punti vendita di Verona e Capri). La riassunzione, inoltre, è stata proposta solo a due di esse su quattro, escludendo proprio quelle che avevano riportato i maggiori danni respiratori, causati dalle esalazioni dei fumi in seguito all'incendio dell'aeroporto.
Le motivazioni, come sostengono i sindacati, non sono certo quelle ufficiali ma ben altre! E' stato un modo brutale per dire loro: “non ci servite più”, afferma Francesco Iacovone, dell'esecutivo nazionale dell'Unione Sindacale di Base (USB), aggiungendo che “non è pensabile che siano alcune lavoratrici a poter incidere sul conto economico di una multinazionale del lusso come Dolce&Gabbana, con fatturati in continuo aumento". Inoltre, beffa nella beffa, "Le lavoratrici dello store di Fiumicino sono rimaste intossicate perché l'azienda le costrinse per due mesi ad andare al lavoro dopo l'incendio del 2015. Una di loro ha anche dei punti di invalidità riconosciuti dall'Inail". E ora arriva per loro il benservito! "Anche questa è una violenza di genere", ha commentato amaramente Iacovone.
Si, cari amici, la violenza di genere non tende ad allentarsi e, in prossimità dell'8 Marzo, le donne del commercio della capitale hanno messo in atto una manifestazione di solidarietà per garantire i diritti negati, perché la violenza esercitata sulle donne passa anche attraverso i luoghi di lavoro, la mancanza di reddito, l’attacco alla salute. Il profitto, perseguito a discapito della loro salute e del lavoro, è un lusso che le donne non sono più disposte ad accettare: immaginiamoci poi proprio da chi con il lusso lucra e guadagna!
“Il bello di questa storia è che la Dolce&Gabbana studia le collezioni di moda facendo suadenti richiami alla famiglia (#DGFAMILY) – come sostiene il rappresentante sindacale prima citato – ma non si cura delle famiglie che lavorano alle proprie dipendenze". In questa triste storia vengono meno il diritto alla salute e quello al lavoro, senza neanche la terribile condizione di scelta tra l’uno e l’altro. L’USB, con lo sciopero proclamato, si appella ai famosi stilisti affinché intervengano per fermare questo scempio. “Lavoro e salute sono due beni che non sono in vendita e, quelli sì, sono beni di lusso” conclude Francesco Iacovone.
Credo che per le donne ci saranno ancora troppi 8 Marzo velati di tristezza, perché la mentalità maschilista, purtroppo, è davvero dura a morire.
A domani.
Mario




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